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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | Le baruffe rumorose della destra umbra e l'irrisolta questione "Fratelli d'Italia"

ronconi-1-3-2Due anni fa un successo clamoroso, conquistato il fortino inespugnabile della sinistra, per la destra umbra sembrava aprirsi un ciclo di governo senza fine. Invece, le incertezze, un pizzico di presunzione, una malcelata sudditanza nei confronti dei vertici romani che ha portato ad una a dir poco singolare composizione della giunta regionale, hanno fermato una marcia che appariva trionfale ed inarrestabile. Subito sono iniziate le baruffe nella coalizione e anche nei partiti della coalizione, un polverone permanente fatto di dispetti e dispettucci, interpellanze che più che atti ispettivi, così si chiamano, assomigliavano a vere e proprie sventagliate di fuoco amico.

Amministrazioni comunali riconquistate con fatica e in qualche occasione anche con un pizzico di fortuna, sfiduciate, fatte cadere e poi ri-perse alle elezioni. Importanti comuni in cui la vittoria appariva scontata ma poi persi per sciagurate contrapposizioni all’interno della stessa coalizione. E non è che queste cose la gente, i cittadini, non le vedano e non le giudichino con severità. Poi, le ciliegine sulla torta. Il potente assessore, reo di non voler rinunciare al seggio consiliare frutto del voto popolare, cacciato in malo modo dal suo partito intenzionato a moltiplicare incarichi, poltrone, cadreghe con costi a carico della comunità. Poi la riabilitazione , anzi la promozione dello stesso con procedure e motivazioni incomprensibili perfino agli addetti ai lavori.

Non è che la sinistra non si sia mai azzuffata. Anzi, lo faceva spesso e volentieri, e molte volte in modo ancora più truculento ma questi regolamenti di conti avvenivano, se non sempre, spesso a bassa voce, nei semi interrati delle federazioni, ovattati, se non nascosti, non esposti coram populo. E per ultimo, ma non ultimo, la richiesta ufficiale di Fratelli d’Italia nel corso della propria Assemblea regionale di una presenza nella Giunta regionale. Anche questa apparirebbe un’altra tentazione incendiaria ma a chi mastica un po’ di politica appare una richiesta non solo legittima ma perfino doverosa.

Come può considerarsi solida e capace di una azione efficace una Giunta regionale monca dell’apporto di un partito che probabilmente oggi è il primo in Umbria? Come è possibile equiparare incarichi pure prestigiosi ma istituzionali come la Presidenza del Consiglio regionale ad una responsabilità nell’esecutivo? Come è possibile tenere fuori un contraente della coalizione, che non è neppure l’ultimo, dal governo della regione non essendo coscienti di offrire allo stesso partito ogni futura rivendicazione e la possibilità di rifuggire da ogni possibile corresponsabilità di governo? 

Tutto questo assomiglia molto ad un improvvisato festival di autolesionisti che probabilmente, spero di no, non si faranno sfuggire nemmeno l’appuntamento da avanspettacolo della elezione dei nuovi Consigli provinciali dove si annuncia l’ennesimo show. Intanto, sia pure per quel che valgono, i sondaggi incominciano a indicare per la destra una china pericolosa. I mazziati rischiano d’essere non chi ha perso per proprie responsabilità una regione ritenuta inespugnabile ma chi ha fatto vincere questa destra.

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