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Centro rimpatrio per i clandestini a Perugia? Sì, passa la proposta Pici. La Cgil: "No, meglio investire più risorse per l'integrazione"

Approvata la proposta del consigliere Massimo Pici. Proteste dell'opposizione. Nella provincia di Perugia nel 2020 sono stati espulsi 279 cittadini stranieri; 90 sono stati i clandestini coattivamente accompagnati alla frontiera, 52 ai Centri di permanenza per i rimpatri

Istituire un Centro di permanenza per il rimpatrio per i cittadini stranieri che si trovano sul territorio nazionale e comunale in maniera irregolare. Una proposta approvata dalla IV commissione consiliare cultura, presieduta da Michele Cesaro, che ha sollevato subito sostegni e contrarietà.

L’ordine del giorno è stato presentato dal consigliere Massimo Pici del gruppo Perugia Civica e dal gruppo Fratelli d’Italia. Il consigliere Pici, poliziotto, ha ricordato che Cpr “sono strutture di accoglienza dove vengono trattenuti i migranti irregolari che non hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati e devono quindi essere espulsi”. Strutture che si presentano come “strumenti indispensabili per trattenere i migranti irregolari che si macchiano di reati gravi, in attesa della loro identificazione ed espulsione”. Già nel 2016 l’allora ministro Minnite ne aveva prevista l’apertura in ogni regione, non potendo tenere in carcere queste persone se non hanno commesso reati che prevedono l’arresto. Attualmente gli irregolari che delinquono in Umbria vengono portati nel Cpr di Trapani o in quelli più vicini, con costi enormi per il trasferimento e con poliziotti sottratti al pattugliamento nelle strade.

Nella provincia di Perugia nel 2020 sono stati espulsi 279 cittadini stranieri irregolari e/o sprovvisti di qualsiasi titolo; 90 sono stati i clandestini coattivamente accompagnati alla frontiera, 52 ai Centri di permanenza per i rimpatri; 99 con ordine del questore e 38 con intimazione della medesima autorità.

Il sindacato di polizia Siulp da tempo si batte per l’istituzione di un Cpr a Perugia da 150 posti, per fronteggiare al meglio il problema della sicurezza nel capoluogo. Si potrebbero utilizzare per queste funzionalità uno dei tanti edifici o caserme dismesse all’interno del territorio comunale, opportunamente ristrutturati e messi a norma.

Da qui la richiesta alla giunta comunale di “dare ascolto e seguito alle denunce del Questore di Perugia, sollecitando il Ministero dell’Interno, attraverso la Regione Umbria, ad attuare le misure necessarie alla tutela della sicurezza dei cittadini e delle forze dell’ordine e procedere alla istituzione di tali centri in ogni regione, di grandezza variabile in base alle calcolate esigenze” e dare la disponibilità ad ospitare nel proprio territorio un Centro di permanenza per il rimpatrio oltre ad individuare una struttura idonea; interessare della cosa la Conferenza Stato-Regioni e pensare a creare sedi consolari dei Paesi da cui provengono gli stranieri per gli accordi di rimpatrio.

Per l’assessore Luca Merli “si sta verificando una situazione paradossale: chi commette reati e si trova illegalmente nel nostro Paese gode quasi di una sorta di immunità diplomatica perché vive in una specie di limbo. Questo – dice Merli – non possiamo permettercelo perché la forzata presenza sul territorio di tali soggetti diventa pericolosa” accogliendo con favore la proposta.

Alla seduta è intervenuto Roberto Roscioli, funzionario di polizia e dirigente sindacale Siulp, il quale ha ricordato la folta presenza di tanti clandestini dediti da tempo sul territorio allo spaccio di sostanze stupefacenti e che l’inserimento nei Cpr rappresenta per tali soggetti l’anticamera del rimpatrio.

Lorenzo Brunetti ha raccontato la sua esperienza nel ruolo di operatore della sicurezza, ma anche di residente in piazza del Bacio, confermando la mancanza di paura dei malviventi nei confronti di eventuali arresti. Il solo timore dei clandestini era ed è quello del rimpatrio.

Il consigliere di opposizione Giuliano Giubilei ha concordato sul fatto che la soluzione più temuta dai clandestini sia quella del rimpatrio, ma ha attaccato la proposta ritenendo che la materia sia di competenza del Ministero dell’Interno e non del Comune. Mentre peino sostegno arriva dal gruppo della Lega Perugia per decisione del capogruppo Lorenzo Mattioni: 

In replica il consigliere civico Massimo Pici ha invitato l’opposizione “a mettersi nei panni degli operatori delle forze dell’ordine e dei cittadini residenti nei luoghi dello spaccio e della malavita” e che non ha mai “utilizzato l’equazione clandestino uguale delinquente, in quanto ciò non corrisponde al vero”.

Prende posizione, in maniera assoluta e contraria, il coordinamento immigrati della Cgil di Perugia insieme a tutta la Camera del Lavoro: “Una proposta vecchia, che si è dimostrata fallimentare in altri territori e che tra l’altro si fonda su un presupposto sbagliato: pensare di gestire problemi sociali con strumenti di ordine pubblico - scrivono dalla Cgil - strumenti che tra l’altro non competo di certo al Comune, ma semmai al ministero dell'Interno. Al contrario l’amministrazione della città capoluogo dell’Umbria, forte della sua tradizione di accoglienza, fratellanza e solidarietà, dovrebbe concentrare attenzione e risorse su quei servizi sociali che negli anni sono stati indeboliti e destrutturati, così come sui processi di integrazione, che passano prima di tutto per la lotta al lavoro nero e irregolare”.

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