Il Blog di Franco Parlavecchio. Inevitabile (e voluto) declino della sinistra umbra che ha dimenticato il popolo

Una vittoria annunciata, predestinata, anche se erano in pochi a credere che Donatella Tesei avrebbe superato il suo avversario di ben 20 punti...

Una vittoria annunciata, predestinata, anche se erano in pochi a credere che Donatella Tesei avrebbe superato il suo avversario di ben 20 punti, alla faccia di tutti i sondaggi finti fino al limite della legalità, pubblicati per condizionare l’elettorato. Questo, tuttavia, non è il trionfo schiacciante di oggi ma il risultato di un lento declino di quel centro sinistra che in Umbria aveva governato dal 1970: dalla nascita dell’ente Regione.Ci sono stati anni di buon Governo che hanno dato lustro alla nostra Regione fino all'arrivo di un inevitabile tramonto, una decadenza quasi cercata, meritata, frutto spesso di scontri tra fazioni, legate a ragioni personali e non politiche.

Negli ultimi 20 anni poi si sono avvicendate continue orde di yes man e di vassalli: un momento in cui si sarebbe potuto candidare chiunque, da Paperino a Topolino, perché avrebbe vinto in qualsiasi caso. Troppi hanno assunto ruoli politici importanti benché fossero più adatti ad un fumetto che a un governo.  In una Regione che storicamente ed ideologicamente è sempre stata di sinistra, con una forte cultura cattocomunista, era difficile perdere una sola elezione. Eppure ci si è impegnati per alimentare un declino senza fine, al punto di costruire un' innaturale ed improbabile alleanza con i Cinque Stelle, fondata sul nulla, pur di sommare qualche voto in più. Questo ha definitivamente decretato la fine.

Ora che farà il gruppo dirigente del PD? Si assumerà la responsabilità della disfatta o farà finta di niente? Per i Cinque Stelle il problema regionale è il minore. Hanno sempre avuto un ruolo marginale e continueranno ad averlo. Se poi a questo aggiungiamo che la campagna elettorale è stata basata sulla paura del ritorno dei fascisti, è chiaro che non si sono comprese le vere angosce degli umbri: la disoccupazione, la povertà, la disparità sociale. Ma è giusto ricordare anche i meriti di chi ha stravinto, in qualche caso anche il solo star fermi a guardare la torre che crollava.

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La vera sfida inizia ora, a riflettori nazionali spenti. Sarà necessario abbandonare ogni possibile tentazione ideologica. Ora c’è bisogno solo di atti concreti, che possano far rialzare la testa a quell' Umbria che da oggi dovrà fare i conti solo con sé stessa e con una nuova classe dirigente.

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