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Il blog di Franco Parlavecchio | Caro Zingaretti, benvenuto nella realtà: è tutto un gioco di potere nel partito

Dopo due anni da segretario troppo silente ed accondiscendente, Zingaretti si è svegliato di botto dichiarando di vergognarsi di essere a capo di un partito che in una fase storica di emergenza nazionale con problemi come quelli del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza per le nuove generazioni, riesca a parlare solo di poltrone e primarie. Benvenuto nella realtà!

Una dichiarazione forte e onesta ma che arriva quando i buoi sono scappati dal recinto da troppo tempo. Zingaretti è stato un segretario che ha fatto scelte chiare, avallate dal gruppo dirigente, sempre accompagnato da dichiarazioni che avevano la stessa eco di un rutto nell’universo: impalpabili. La ricostruzione di un partito inizia soprattutto dall'identificarne i principi fondamentali. Se questi vengono meno per la conquista delle poltrone, come nel caso della scelta di fare alleanze improbabili o di convenienza come quella con i Cinque Stelle fino alla condivisione del Governo di coalizione con la Lega, allora si diventa complici del disagio attuale.

Anche la stessa modalità di scelta della classe dirigente non passa più dalla formazione politica o dalla militanza, si preferisce, come nel caso della questione femminile, adattarsi al modello da sempre criticato ed utilizzato dal Cavaliere. E’ tutto un gioco di potere dove l’interesse pubblico è inesistente. Diventano tutti allergici al contatto con le persone, tranne che nel momento in cui devono chiedere il voto.

Ora gli si chiede ipocritamente di rimanere in sella ma tutti sanno che si sta già lavorando in vista del prossimo segretario. Il problema non riguarda solo il Pd ma tutto l’arco politico. Il Partito Democratico ha più più degli altri il torto di aver sedotto molti con l'illusione di un grande progetto di inclusione, nato con le primarie e che era riuscito a coinvolgere milioni di cittadini. Di quel momento è rimasto solo il ricordo e tante macerie.

E, per concludere la farsa mista a dramma, arrivano alla sede nazionale le “famose” sardine con una sorta di occupazione da scolaretti ribelli con il maglione firmato. Per loro nessun controllo alle frontiere regionali. Tutto giustificato, compresi gli spostamenti durante la pandemia. Forse ai pesci, così come a chi si sposta via mare, è permesso di arrivare a Roma senza controlli, soprattutto se devono occuparsi di un tema fondamentale che disturba la tranquillità del nostro sonno…

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