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Il blog di Franco Parlavecchio | Referendum, più si analizza la riforma e più l'iniziale "Si" diventa un doppio-triplo "No"

Anche se avrei preferito dimenticarlo, domenica 20 e lunedì 21 settembre si voterà per un quesito referendario che lascia veramente perplessi. Parliamo del taglio dei parlamentari da 945 a 600 membri. A prima vista sembrerebbe scontato essere favorevoli, invece ci sono molte ragioni per dissentire. Questa volta dico convintamente due volte NO. Il primo NO perché in questo momento in un' Italia molto incerta e disorganizzata non dovevamo trovare un altro motivo per tenere chiuse le scuole, che già soffrono di difficoltà organizzative. Sarebbe bastato per decreto (ne abbiamo visti tanti…) scegliere ovunque posti alternativi alle scuole per esercitare il diritto di voto. Il mio secondo NO è nel metodo e nel merito di un quesito che è intriso di populismo.

La nostra Costituzione è la Carta Fondamentale che non può e non deve essere cambiata secondo gli umori del momento, soprattutto se tutto ciò non è accompagnato da una riforma generale complessiva di tutto il sistema parlamentare. Se poi a questo non si aggiunge una riforma elettorale tesa comunque a garantire il pluralismo democratico, magari una legge elettorale proporzionale ma con correttivo premio di maggioranza per garantire la governabilità, allora il danno è veramente enorme.

Far diventare il Parlamento solo apparentemente più snello, non deve voler dire diminuire la rappresentanza politica. Avrebbe avuto molto più senso cancellare una delle due Camere per eliminare il nostro bicameralismo perfetto. E’ anche vero che nelle ultime legislature il livello medio della nostra classe dirigente è sprofondato e quindi il problema non sta nel numero ma nella qualità delle persone. Immaginate un Parlamento con 945 o con 600 Di Maio: il problema sarebbe identico. Se dovesse vincere il SI l’attuale modalità di scelta renderà la rappresentatività sempre più ridotta, limitata e soprattutto controllata da pochi e quindi la casta sarà sempre più una casta. Un Parlamento di fedelissimi senza testa, scelti dalle segreterie di partito non per competenza ma per fedeltà.

Tutto ciò avverrebbe modificando una mera quantità numerica quando sarebbe stato molto più logico eliminare i privilegi e dimezzare gli stipendi. In questo gioco politico la posizione più incomprensibile è quella del PD che in poco tempo sta umiliando una storia democratica. Essere a favore del sì, per non dar fastidio all’alleato di Governo Cinque Stelle, significa accettare qualsiasi cosa pur di rimanere al Governo: un bieco patto di potere per conservare la situazione presente infliggendo una ferita terribile alla democrazia. I sondaggi propendono chiaramente per il sì ma i rilevamenti misurano le emozioni più viscerali e facili, specchio del leader populista di turno.  Quando negli anni si renderanno conto del danno fatto, sarò ancora più orgoglioso di non essere stato complice di questo errore e fiero rappresentante di una dignitosa minoranza. 

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