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Il blog di Franco Parlavecchio | Quel senatore a vita mancato... perchè la musica non scalda i cuori della politica

Da noi nessuna legge definisce la musica come cultura, indipendentemente dal genere proposto

Mai troppe le parole di elogio per un grande che ci ha lasciato da qualche giorno ma la cui opera sarà immortale: Ennio Morricone. Esempio internazionale per il suo immenso genio, ha ricevuto riconoscimenti di ogni tipo, tranne uno, la nomina come senatore a vita. Se ne era parlato, più di una volta, per i suoi grandi meriti artistici e culturali, una investitura quasi naturale, ma poi alla fine non se ne è fatto nulla. Forse sarà una casualità ma questa grave “disattenzione” è avvenuta nei confronti di una persona che ha ricevuto tutti gli onori per una forma d’arte che in Italia non ha ancora ottenuto il naturale riconoscimento dovuto: la musica.

Da noi nessuna legge definisce la musica come cultura, indipendentemente dal genere proposto. In realtà più di una volta l’iter del disegno di legge sul riconoscimento della musica popolare e del conseguente ruolo e dignità per l’artista, soprattutto tra fine anni ‘90 ed inizio 2000, era arrivato quasi a conclusione fino all’approvazione in un ramo del Parlamento. Poi è entrato tutto nel dimenticatoio come se in Italia non si abbia voglia di riconoscere legalmente una grande forma d’arte in tutte le sue espressioni e sfumature.

Da noi il supporto musicale, un vinile o un compact disc, non è trattato come oggetto di cultura alla stessa stregua di un libro, ma come bene di lusso e come tale subisce una tassazione indiretta più alta. La musica è un’opportunità di lavoro, non solo per i geni inarrivabili, anche per questo dovrebbe essere sostenuta.  Molti musicisti nostrani spesso vanno all’estero per cercare fortuna e scegliere la musica come professione. Chi ti offre borse di studio, chi fornisce gratuitamente gli strumenti, chi permette di registrare la prima opera musicale senza oneri.

Gli artisti in Francia possono concentrarsi completamente sulla propria arte. Godono di considerazione collettiva, delle istituzioni e dell’opinione pubblica. In Belgio c’è il riconoscimento della professione, come un vero impegno a tempo pieno. Chi suona viene pagato, cioè la normalità, e tutto il mondo della musica gode di minore pressione fiscale, compresi i diritti d’autore. Anche i geni da noi possono scontare le lacune culturali.  Ma è ora di pensare al futuro e rimediare alle nostre carenze perché domani potrebbe nascere un nuovo talento che avrà tutto il diritto di affermarsi e di essere riconosciuto fino in fondo.

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