Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

MIGRANTI DA NOI - Il blog di Franco Parlavecchio: "Il giudice saggio, la sentenza e le regole da rispettare"

Di solito non trascorro le giornate a leggere le sentenze della Cassazione ma su una in particolare si è fermato il mio occhio e quello dei mezzi di informazione. Un indiano viene condannato perché riteneva di poter circolare con un pugnale sikh in quanto strumento sacro. Si afferma il corretto principio per cui nessun credo religioso può legittimare il porto di armi o di oggetti atti ad offendere in luogo pubblico.

Questa sentenza non ravvisa nessun ostacolo alla libertà di religione, del libero esercizio del culto e dell'osservanza dei riti che non si rivelino contrari al buon costume. Proprio la libertà religiosa incontra dei limiti, stabiliti dalla legislazione in vista della tutela di altre esigenze, tra cui quelle della pacifica convivenza e della sicurezza.

Una sentenza ineccepibile che però va anche oltre, fino a trattare di convivenza civile. Una sentenza forte perché come altre di recente, ha svolto il lavoro del legislatore, anzi l’ha sostituito. Si parla chiaramente di identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere, per la convivenza in una società multietnica. La decisione ha destato polemiche ma contiene del buon senso.  Onestamente non sono preoccupato se la cultura del mio vicino gli impone o consiglia di portare i capelli blu. Li guarderò con curiosità e rispetto, ciò che conta è che non voglia colorare anche i miei, di capelli, e soprattutto che rispetti le leggi, tutte.

Non penso che sia giusto abbandonare la cultura di origine ma questa inevitabilmente incontra il limite invalicabile costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. Potrebbe essere accettabile avere più mogli in Italia? Faccio fatica a crederlo, e non solo perché a molti ne basta una…Non credo sia solo una questione di valori perché possono essere molto diversi anche all'interno dello stesso Stato, ma è necessaria la liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che lo disciplina. La decisione di stabilirsi in una società diversa da quella d’origine impone un principio secondo me fondamentale, quello della conoscenza della lingua.

La questione della lingua è un esempio importantissimo di vero strumento di integrazione.  In Canada, se si pensa di stabilirsi e vivere la propria vita da loro, è necessario affrontare un esame difficilissimo in lingua, inglese o francese, che bisognerà parlare con la stessa abilità di un canadese. Penso sia giusto. Noi per rispetto della cultura che lo richiede quando visitiamo un paese dai costumi diversi dai nostri siamo tenuti ad adeguarci. Non è facoltativo, ma obbligatorio.  Viaggiamo spesso con un alone di troppa ipocrisia, innamorati come siamo delle regole degli altri ma incapaci di imporle da noi. E troppo spesso ci dimentichiamo che la sicurezza si ottiene grazie all’integrazione, ma come diceva un famoso sociologo, a condizione che la parte che richiede l'inclusione si voglia realmente integrare….

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