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Europee 2014, Ciocchetti (FI): "Staff tecnico per sfruttare i finanziamenti"

Il candidato di Forza Italia mette al centro del suo programma la riqualificazione del territorio e il sostegno alle imprese

Unitosi da poco a Forza Italia e profondamente insoddisfatto dell’attuale politica capitolina, l’onorevole Luciano Ciocchetti è pronto per le elezioni europee del 25 maggio. Lavoro, welfare, donne, famiglia, sport, ambiente, fondi strutturali, agricoltura e pesca: sono questi i temi principali del suo programma. Un programma che parte dall’idea di essere un parlamentare europeo legato al territorio e impegnato per la sua crescita.

La crisi ha minato le basi dell'Unione. In molti Paesi, si sono alzate voci contro quelli che sono stati chiamati ‘i diktat’ di Bruxelles. Che Europa e che Unione immagina a partire dal 26 maggio?

Credo che serva un’altra Europa. Un’Europa che guardi alla crescita e non al rigore. La crisi che stiamo vivendo è epocale. Ma si può affrontare e si può dare la possibilità ai popoli di uscirne. E’ necessario però avviare una fase di crescita, abbassando il valore dell’Euro, stampando moneta e ri-immettendo liquidità nel sistema. Serve un’Europa che metta al centro le esigenze reali dei popoli e degli Stati e non quelle della Banca della Germania. Questa è la prima scommessa.

Secondo Lei, ad oggi, ci sono i presupposti per vincere questa scommessa?

Si credo che questa volta sia possibile. Perché paesi che fino a oggi hanno sostenuto le politiche tedesche a livello europeo, come la Francia, hanno raggiunto la consapevolezza che c’è bisogno di cambiare. Bisogna davvero fare un’Europa che abbia un’unica politica economica dietro la moneta. Un’Europa che abbia un percorso in grado di assicurare modifiche sui trattati e sulle regole che hanno messo fino a oggi in difficoltà l’economia dei nostri paesi, in particolare quella italiana.

Una delle questioni europee più sentite e criticate dai cittadini è quella della moneta unica. Qual è la sua idea di Euro?

Fino ad ora l’Euro non ha funzionato, perché dietro di esso non c’è stata una politica economica unica. Si pensi al Giappone. Di fronte alla crisi ha avuto una banca centrale che aveva il volante del governo, della moneta e dell’economia. La Banca Centrale Europea invece non ha il volante, dipende dalle decisioni della Commissione Europea.

E a questo proposito, che tipo di cambiamento auspica?

Credo che si debbano dare alla Banca Centrale Europea i poteri che ha la Federal Reserve negli Stati Uniti. Cioè creare una banca di ultima istanza che poi possa anche stampare euro quando serve. In particolare che, per affrontare la crisi, possa abbassare il valore di una moneta troppo forte, non corrispondente all’economia europea e che sta uccidendo tutto il nostro sistema produttivo.

In caso di elezione, Lei rappresenterebbe in Europa, il Lazio, l’Umbria, le Marche e la Toscana. Da parlamentare del territorio, come si è definito, quali emergenze dell’Italia centrale porterebbe a Bruxelles?

Prima di tutto c’è il problema di creare opportunità. Quindi di mettersi a disposizione delle amministrazioni comunali, del sistema delle imprese e dei professionisti. Bisogna fare in  modo che questi possano sfruttare tutte le risorse economiche e i finanziamenti che la Commissione Europea, direttamente o indirettamente, mette a disposizione. Credo che la priorità sia questa. Infatti, sia da ex vice Presidente della Giunta regionale sia parlando con sindaci o amministratori locali, ho rilavato spesso la difficoltà per la nostre amministrazioni di avere delle strutture tecniche in grado di poter presentare i progetti.

E con quali strumenti pensa di poter sostenere amministrazioni e imprese a livello europeo?

La mia idea è quella di mettere a disposizione di Lazio, Umbria, Marche e Toscana uno staff tecnico. Questo, in correlazione con il lavoro del parlamentare, dovrà portare progetti a Bruxelles e cercare di ottenere finanziamenti. In parte, questo staff lo abbiamo già presentato in un incontro recente con le imprese, alla Camera di Commercio. E’ costituito da tecnici che hanno già seguito imprese e amministrazioni comunali nell’iter di presentazione dei progetti a livello europeo. Questo comunque è solo uno dei problemi dell’Italia centrale. Ci sono poi una serie di altri aspetti da portare in Europa.

Per esempio?

In particolare bisogna cambiare le programmazioni delle regioni. Perché quelle sui fondi indiretti, quindi sui fondi strutturali, sono per la maggior parte programmazioni non corrispondenti ai problemi del territorio. E’ necessario individuare nuovi modelli di sviluppo. C’è bisogno di investire sulla logistica e sulle infrastrutture, in particolare su quelle di mobilità sostenibile e a risparmio energetico, come prevede l’Horizon 2020. E’ necessario poi sostenere il sistema delle nostre piccole e medie imprese che sono in grandissima difficoltà. E infine, in questo momento, una grande emergenza è quella della riqualificazione urbana e dello sviluppo di servizi e opere pubbliche che possano far ripartire il territorio.

A proposito di riqualificazione urbana e territorio. Da Assessore, Lei ha affrontato l’emergenza abitativa nel Lazio. Su questo tema, come pensa stiano agendo il Sindaco Marino e l’assessore Caudo?

Molte chiacchiere e pochi fatti, anzi zero fatti. A Roma ci sono seimila alloggi che potrebbero essere messi immediatamente a disposizione. Alloggi in affitto, quindi con la possibilità di aiutare veramente le famiglie. L’Amministrazione ha bloccato l’attuazione dei procedimenti del Piano casa che, tra le varie cose, mette a disposizione edilizia a canone calmierato a 5 euro al metro quadro. Ci sono circa 200 progetti fermi nei cassetti del Comune. Si parla di emergenza abitativa, ma ci sono programmi già pronti che hanno bisogno soltanto di essere definiti dal punto di vista amministrativo burocratico e che l’Amministrazione tiene fermi.

Pensa quindi che l’esperienza del suo piano casa sia stata messa da parte troppo in fretta?

Caudo e Marino parlano di rigenerazione urbana, di riqualificazione, di riduzione del consumo del territorio libero, di riuso e cambi di destinazione. Tutte cose espresse nel piano casa della Regione Lazio fatto da me. Dovrebbero perciò semplicemente prendere questa legge e applicarla. Invece di contrattarla, di metterle i bastoni tra le ruote dovrebbero farla camminare, volare. Perché oltretutto questo è l’unico modo per far lavorare le imprese, gli operai e gli addetti a un settore in cui negli ultimi anni si sono persi 22mila posti di lavoro. Quella dell’Amministrazione è solo una presa di posizione ideologica contro una legge assolutamente valida e che, soprattutto, rappresenta il futuro dell’urbanistica in Italia e in Europa.

In particolare quali idee del suo Piano casa potrebbero essere riprese e riproposte in Europa?

Da questo punto di vista, diciamo che è l’Europa che può dare a noi una serie di indicazioni. Da anni la Germania porta avanti interventi di ricostruzione e demolizione della città di Berlino e del suo centro storico. Anche Parigi e Londra fanno questo tipo di interventi. Culturalmente, le grandi capitali europee sono molto più avanti di noi. Dobbiamo quindi cercare di copiarle e portare anche in Italia questa nuova cultura. Una cultura che non è più consumo del terreno libero ma una grande occasione per fare riqualificazione urbana e rigenerazione. Questo volevo fare io con il mio Piano casa e questo Marino e Caudo non stanno facendo. Il mio giudizio su di loro è quindi assolutamente negativo come credo lo sia quello di tutti i romani.

A proposito di critiche dei cittadini all’attuale amministrazione. Durante queste settimane di campagna elettorale, ha raccolto qualche particolare giudizio negativo sul sindaco Marino, da parte dei romani?

Direi piuttosto un coro. Io penso che nessun sindaco, a quasi un anno da quando è stato eletto, abbia raccolto tanti giudizi negativi. Uscendo da casa, vedo in una scuola un lenzuolo attaccato dai genitori e dagli insegnanti contro il sindaco. Ci sono molte scritte ‘Ridateci Alemanno’ in giro per la città. Ma in generale il mondo della cooperazione, il mondo del sociale si schierano contro l’amministrazione attuale. E’ un coro unanime come mai avvenuto nella storia dell’amministrazione comunale. Senza parlare dei dipendenti comunali, dei vigili urbani che hanno già fatto due o tre manifestazioni come mai prima nella storia del Comune di Roma.

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