Elezioni regionali Umbria, gli eletti che lasciano il Pd dovranno versare 30mila euro

La firma nell'accordo per la candidatura. Verini: "E' un risarcimento danni al partito"

Trentamila euro da versare al Pd dell'Umbria se si cambia casacca. E la clausola è nel patto firmato dai candidati e depositato al tesoriere del Partito Democratico. 

Una penale per evitare il cambio di casacca dopo le elezioni regionali in Umbria? Una mossa anti-Renzi? Verini spiega così: "Si tratta di una proposta fatta nel corso di una riunione dell'organismo regionale avanzata da Giacomo Leonelli. Visto che già nella scorsa legislatura ci sono stati abbandoni dal gruppo e dal partito e vista la turbolenza della fase, ha proposto di prevedere una forma di risarcimento al Pd e alla sua comunità di elettori nel caso uno decida di rompere il patto con gli elettori e con il partito". 

E ancora: "Si tratta solo di un modo per rafforzare il patto tra candidato, partito ed elettori e ripeto è stato condiviso da tutti i candidati Pd". Come spiega Verini "è solo una norma di rispetto reciproco, riconoscendo un danno alla comunità che lo ha eletto. Un risarcimento materiale e morale. E tutti i candidati erano tutti d'accordo". E "non c'entra nulla con il vincolo di mandato". 

E la risposta di Leonelli non tarda ad arrivare: “Leggo che il commissario umbro del Pd Verini attribuirebbe a me la proposta del cosiddetto rimborso a titolo risarcitorio di 30mila euro previsto in caso di abbandono del gruppo consiliare da parte degli eletti. Sinceramente non ricordo di aver espressamente fatto questa proposta, ma  posso dire che il principio generale di questa idea è stato sostanzialmente condiviso da me e dagli altri colleghi candidati".

Non smentisce. Anzi, conferma la clausola: "L’obiettivo, per come io l’ho interpretato,  - dice Leonelli - è quello, semplicemente, di garantire a un partito che a livello territoriale vive solo sulle contribuzioni degli eletti, una entrata certa, nel pieno rispetto della legge, oltre che del codice etico, dello statuto e dei regolamenti finanziari del Pd - spiega Giacomo Leonelli -. Nel corso della passata legislatura, da segretario regionale, ho potuto toccare con mano la delicatezza dell’argomento, quando un consigliere ha scelto di uscire dal Pd e dal gruppo; già allora attività politica e posti di lavoro dei dipendenti rischiarono di risentirne in maniera importante. Anche per questo non ci è sembrata, a me e agli altri colleghi, così fuori luogo l’idea di impegnare tutti gli eletti a corrispondere una cifra che comunque è meno della metà di quanto dovrebbe versare un consigliere in via ordinaria in caso di elezione in cinque anni al Pd”. 

Il capolista alle regionali, Luca Gammaitoni, rincara: "Non comprendiamo sinceramente questa polemica. É una proposta nata al nostro interno, che il Tesoriere ha inserito nelle regole che ogni candidato sottoscrive con il proprio partito al momento dell’l’accettazione della candidatura. Per noi è un patto politico-morale, per rispetto della comunità di elettori democratici che ci voterà sotto il simbolo Pd non certo un vincolo sanzionatorio. E come tale l’abbiamo sottoscritto",

Ma nel Pd monda comunque la polemica. Per Matteo Orfini "la scelta di inserire il vincolo di mandato con tanto di multa è qualcosa al di fuori della cultura politica democratica e spiace davvero che qualcuno non se ne renda conto".

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Per il capogruppo dei senatori del Pd Andrea Marcucci "inseguire il M5S, prevedere una multa, inserire una sorta di vincolo di mandato per i candidati alle regionali del Pd in Umbria non mi sembra affatto una buona idea. Il commissario del Pd Walter Verini ci ripensi".

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