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Verso il voto - La passione per la politica sin dai banchi di scuola e la gavetta nello staff del sindaco Romizi

Intervista a Edoardo Gentili: "Un avvocato ha una maggiore confidenza con il diritto, che è il principale strumento della politica e dell’amministrazione"

Avvocato, promotore di iniziative, figlio d’arte (i genitori sono entrambi valenti e conosciuti avvocati del foro perugino), collaboratore dello staff del sindaco Andrea Romizi, Edoardo Gentili si lancia nella disputa elettorale (non è la prima volta avendo già ricoperto ruoli nei consessi elettivi dell’Università degli studi di Perugia) per entrare in consiglio comunale.

Perché questa scelta, di candidarti?

“Questa candidatura è frutto di un percorso che dalla rappresentanza liceale e dalla presidenza della Consulta Provinciale degli studenti, passando per gli anni della rappresentanza universitaria, della vice-presidenza del consiglio studenti e della presidenza dell’associazione Idee in Movimento, fino alla candidatura in consiglio regionale del 2019 e di questi anni in segreteria del sindaco, mi ha visto impegnato con entusiasmo e passione nell’attività di rappresentanza studentesca e poi politica, convinto che solo attraverso un percorso di formazione culturale, professionale e umana si possa essere veramente preparati ed incisivi in una attività complessa come l’amministrazione pubblica, ritenendo la politica, la più nobile delle attività umane”.

Cosa può fare un avvocato per la città?

“Premesso che ancora non sono formalmente iscritto all'albo, perché il lavoro a Palazzo dei Priori di questi anni non era direttamente compatibile con la mia iscrizione, sicuramente un avvocato si presume che abbia una maggiore confidenza con il diritto, che è il principale strumento della politica e dell’amministrazione, ma con questo non credo che il discrimine vero per essere dei buoni amministratori sia essere avvocati. Mi si consenta di fare una piccola considerazione: il più grande limite - e da cittadino il mio più grande timore - non è solo il richiamo al comandante Che Guevara o i riferimenti alla corrente calda del marxismo, che anche i partiti di sinistra avevano superato da circa 30 anni, ma l’idea che in una città complessa da amministrare come Perugia, si possa fare il sindaco senza alcuna esperienza amministrativa pregressa. Per fare un paragone, è come se io oggi, dopo essere diventato giornalista pubblicista, arrivassi nella vostra redazione per fare da subito il direttore della testata senza alcuna esperienza nel settore”.

Come vedi Perugia?

“Perugia è una città che in questi 10 anni di amministrazione Romizi è risorta: da capitale europea della droga e città non più attrattiva per studenti stranieri e turisti, è tornata ad essere centro attivo di socialità, grazie non solo al sindaco, ma anche alle tante energie spese da chi in questi anni ha saputo riscoprire un sano protagonismo nella partecipazione. Questi 10 anni lasciano Perugia con un bilancio risanato e con centinaia di milioni di euro di investimenti attivati, tanti cantieri conclusi e tanti progetti importanti che vedranno la luce entro massimo 2 anni. La nostra Perugia è finalmente una città nuovamente attrattiva per gli studenti universitari, con i dati più alti degli ultimi 20 anni sia per gli italiani fuorisede che per gli stranieri, ma anche per i turisti europei e internazionali. Possiamo dirlo con orgoglio: Perugia oggi è una città viva che ha saputo valorizzare, in tutti i settori, tante donne e uomini”.

Come la vorresti?

“Vorrei che il percorso intrapreso da Perugia possa continuare a svilupparsi: con il bilancio risanato e la conclusione prevista entro il 2027 degli strumenti di finanza derivata di boccaliana memoria, si libereranno ancora più risorse da destinare ad un piano da 100 milioni in 10 anni per strade, verde e decoro urbano. È necessario proseguire con le progettualità di rigenerazione urbana: dopo Fontivegge e Ponte San Giovanni, è la volta di San Sisto e concludere anche con i progetti che riguardano i contenitori culturali”.

Prima cosa se venissi eletto?

“La prima cosa a cui lavorerei appena eletto è un ufficio del comune che possa rappresentare il primo punto di riferimento per giovani e meno giovani con un'idea imprenditoriale. Me lo immagino come uno sportello che possa favorire il percorso che accompagna un'idea fino a farla diventare una impresa. È importante creare sempre più opportunità di lavoro nel nostro territorio e, per questo, bisogna agevolare la formazione di una cultura dell’autoimprenditorialità. Un'altra mia priorità è quella di garantire un sistema di trasporto pubblico locale notturno e, grazie alla nuova gara del trasporto pubblico regionale che a breve bandirà la Regione, è un progetto che si potrà realizzare. Lo reputo più che necessario per una città a vocazione universitaria come Perugia”.

Un appello agli indecisi e a chi non vota più?

“È una fase complessa con un alto astensionismo e, purtroppo, una marcata disaffezione alla politica che colpisce soprattutto le generazioni più giovani. La lista in cui mi candido prova ad uscire dal solo perimetro di Forza Italia grazie al nome di Andrea Romizi, non inserito per megalomania nel simbolo, ma per rappresentare anche la forte componente civica di tutte le persone che in questi anni hanno saputo riconoscersi in un approccio mite, molto concreto e poco ideologico. Il nostro sindaco ha saputo dialogare con tutti e questo è l'insegnamento più grande che ci ha dato. L’appello agli indecisi è quello di dare fiducia ad un giovane che, da ormai più di 10 anni, ha intrapreso un percorso che è un vero e proprio cursus honorum nel segno della continuità, perché come sempre se le persone non si interessano alla dimensione pubblica e collettiva, è comunque la politica che si occuperà di loro. Concludo, sottolineando con piacere, che ho riscontrato in questi mesi un grande interesse da parte di tanti giovani nel poter partecipare a questa tornata elettorale amministrativa e lo trovo un segnale molto positivo. Io ci sono”.

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