Le conseguenze delle elezioni, Marini: "Il rimpasto di giunta regionale non è un tabù, ma non ora"

La presidente della Regione Umbria: "Ora barra dritta, ma serve senso di responsabilità di tutta la coalizione. Non ci sono capri espiatori, abbiamo perso tutti"

Le conseguenze delle elezioni politiche. Uno schiaffone al Pd, ma niente rese dei conti tra Partito Democratico e Socialisti a Palazzo Cesaroni (difficile da credere), niente notti dei lunghi coltelli dentro Palazzo Donini e, per adesso, niente rimpasti della giunta regionale dell’Umbria. Anche se “non è un tabù e non esistono veti sull’innovazione e sugli assetti istituzionali”. La testa dell’assessore socialista Chianella, per il momento, resta dov’è. Ma l’apertura alla “parola che non conoscono, visto che siamo nella Terza Repubblica, come dice Di Maio” c’è. Tu chiamala, se vuoi, aggiornamento della macchina di governo regionale.

La presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, tiene “la barra dritta del governo regionale”, specie “in questo momento, con un governo in proroga e uno che va ancora formato, con l’Umbria che deve affrontare questioni importantissime, come il terremoto e le vertenze”.

Ma, sia chiaro, “il rimpasto non è la soluzione alla sconfitta elettorale, che è una sconfitta di tutto il centrosinistra. Quindi serve responsabilità, da parte di tutti, verso la coalizione”. Quindi Pd e quindi anche socialisti. Il bandolo della matassa, forse, potrebbe essere quantomeno più visibile mercoledì, giorno della direzione regionale del Partito Democratico. Il giorno dove si dovrà decidere tra reggenza e congresso anticipato. Forse si vedrà qualcosa. Tutto chiaro? Non molto.

Il Partito Democratico, dopo la mazzata storica rimediata delle urne, secondo la Marini “deve ripartire dalla ricostruzione, dalla partecipazione e anche dall’apertura”. Apertura “ai singoli, anche esterni alle sigle di partito”. Civici? Forse. Nuove figure da inserire per innovare il governo regionale? Può anche darsi, ma più avanti.

Una cosa, in tutto questo, è certa: “Il voto – ha sottolineato la presidente regionale – è stato un voto contro il Partito Democratico. La nostra azione riformista non ha incontrato il favore dell’elettorato. Adesso, dopo anni di responsabilità e di governo, dobbiamo andare dove ci hanno mandato gli elettori: all’opposizione. Da qui dobbiamo ripartire e ricostruire, con l’umiltà di chi riconosce la sconfitta, l’alternativa a chi ha ricette semplici a problemi complessi”.

Nel 2018 “in Umbria vince solo e soltanto la Lega”, e “non esistono più le regioni rosse”, ma “adesso, di fronte a noi, abbiamo nuove sfide, con 8 Comuni al voto a maggio. Comuni importanti come Spoleto, Terni e Umbertide e Comuni con sindaci del Pd al primo mandato, come Corciano, Trevi e Monte Santa Maria Tiberina”. Quindi, “le responsabilità sono collegiali, non esiste il tema dei capri espiatori. Ringrazio il segretario Giacomo Leonelli per il gesto che ha fatto, ringrazio i candidati al proporzionale e quelli all’uninominale, un patrimonio di preparazione che resterà all’interno del Pd. Ma adesso dobbiamo ricostruire. La direzione nazionale di lunedì dovrà fare una cosa che forse non ha mai fatto prima: ascoltare chi lavora sui territori”. Non sarà un cambio su una o più poltrone a salvare il Pd. Forse ci riusciranno “l’innovazione, l’apertura e l’inclusività che da sempre caratterizzano il Partito Democratico”, come dice la Marini.

Nel frattempo: elezioni a maggio 2018 in otto Comuni, amministrative nel 2019, Regione Umbria nel 2020. Il “clima di ostilità verso il Pd” avvertito anche dalla presidente regionale si sarà diradato? Schiavare il tir a tutto gas dell’alleanza Pd-M5S per “stare dove gli elettori hanno collocato il Pd: all’opposizione”, secondo la Marini potrebbe anche funzionare. E anche i singoli, esterni ai partiti, che mettono piede in coalizione alla Regione Umbria. Per ora il capro espiatorio potrebbe anche tornare a pascolare tranquillo. Arriverà il tempo di richiamarlo al suo compito.

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