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Martedì, 18 Giugno 2024
Politica

EDITORIALE Sanità, assessore Coletto serve un atto di coraggio: le sue dimissioni. Non è solo colpa sua, ma non c'è più tempo

Serve dunque un suo coraggioso e apprezzatissimo passo indietro: le sue dimissioni immediate. Certamente con un Governo di centrodestra a Roma non resterà per molto a casa, troverà un giusto ruolo adeguato al suo curriculum ....

Caro assessore Luca Coletto, forse non ha ancora capito che siamo arrivati alla fine di questo suo rapporto con gli umbri. Magari è convinto che c'è ancora tempo per applicare le sue idee e le sue ricette. Ma non è così. Sappiamo benissimo cosa ha ereditato come conti, personale, processi e costi di gestione dal passato, ma questa giustificazione ormai dopo tre anni non regge più a livello mediatico. Mai visto un via vai di manager e dirigenti della sanità di casa nostra come in questi anni. Se ne vanno altrove, molti con la formula gentile dei motivi personali o per essere più vicini alla famiglia d'origine. Comunque sia se ne vanno e bisogna ricominciare da zero: altra selezione, altre nomine e altro tempo tecnico per conoscere uomini e macchina.

Lei invece resta e ogni giorno è sempre più solo, isolato dagli stessi colleghi suoi che poi si sfogano con giornalisti e amici: "Stiamo andando forte su lavoro, sviluppo, strade e rilancio dell'agricoltura... ma con tutto questo odio e caos dei cittadini per la sanità, si rischia di vanificare tutto". Troppo importante questo settore a livello popolare per non temere nelle urne elettorali che vengano offuscati progetti finanziati dal Pnnr, successi in chiave turismo e i cantieri per infrastrutture che in passato erano solo un sogno. Assessori e non solo che non hanno coraggio e ruolo per dirle: "Niente di personale, ma bisogna cambiare per cercare nei prossimi 18 mesi di invertire la rotta, salvare la sanità pubblica nella speranza che dal Governo arrivino nuovi fondi nazionale per sanare il salasso Covid".

Per spiegarle meglio il concetto: prendiamo ad esempio il calcio. Lei è l'allenatore di una squadra che non fa risultato e rischia addirittura di retrocedere. I tifosi delle Curve sono contro di lei. Persino gran parte della società chiede di intervenire al presidente. E' ovvio che la colpa non è solo la sua, ma serve una scossa forte (il suo esonero) dato che non ci sono i soldi per cambiare tutta la squadra nel mercato di riparazione. Ma cacciarla via direttamente - la Tesei ha il potere di farlo, essendo una nomina fiduciaria - potrebbe costare caro alla stessa sopravvivenza della Giunta visto che è legatissimo al Ministro Salvini e il gruppo di maggioranza (si fidi anche qui al massimo in due potrebbero far finta di difenderla) è del suo stesso partito di appartenenza. Serve dunque un suo coraggioso e apprezzatissimo passo indietro: le sue dimissioni immediate. Certamente con un Governo di centrodestra a Roma non resterà per molto a casa, troverà un giusto ruolo adeguato al suo curriculum che, Umbria a parte, fa gola a molti. Dimissioni immediate per ritrovare un clima decente in grado di ridare speranza agli umbri e alla Giunta di trovare un nuovo assessore per imporre almeno qualche riforma in discontinuità con le vecchie gestione.

Per allontanare quelle voci di favorire il potenziamento della sanità privata che in Umbria  non è l'obiettivo di nessuno, ma che diventa sospetto fondato quando si fa poco o nulla per risolvere i problemi reali. Una sanità che ha dei ritardi clamorosi nel pagare i servizi verso aziende private che devono mantenere centinaia di posti di lavoro. Questo amore con l'Umbria non è mai sbocciato: per sfortuna, per pochi stimoli, per la chiusura verso l'altro di noi locali e per errori suoi. Ha dato sempre l'impressione di essere un'assessore con le valige in mano, ligio al compitino, grande prorogatore di scelte del passato, mai rivoluzionario nella strategia. Oggetto da subito della forte contestazione delle opposizioni che hanno catalizzato su di lei anche i loro legami con i media nazionali. Caro Assessore, se si dimetterà, non solo avrà l'onore delle armi ma anche per lei potrà iniziare un capitolo nuovo della sua vita e della sua professione. Lo faccia anche per il suo partito che a livello di consiglio regionale lavora sodo, propone leggi e riforma un welfare sempre più a modello di cittadino. Un partito che rischia di pagare colpe che non ha. Per i sindaci leghisti chiamati sempre a dar spiegazioni sulla sanità locale e la salvaguardia degli ospedali di territorio, che offuscano risultati su sicurezza, manutenzioni e progetti vinti con il Pnrr per indirizzare il futuro delle rispettive città.

E infine diciamoci la verità: lei ci crede ancora in questa sua missione dopo tre anni da incubo e dopo la relazione della Procura della Corte dei Conti? Dimettersi in questo caso è un atto di rispetto verso se stessi e verso gli umbri. Molto peggio da farsi cacciare da Salvini (difficile ma non improbabile) o farsi commissariare dalla Presidente Tesei, costi quel che costi. Non c'è più tempo se si vuole invertire la rotta. Non apprezzerà questo editoriale, me ne rendo conto, ma era necessario raccontarle quello che pensano di lei i nostri lettori e anche ultimamente chi sta nei palazzi che contano. I diretti interessati, come spesso accade in famiglia, sono sempre gli ultimi a sapere quello che accade. Se poi resterà al suo posto ci auguriamo che possa smentirci a suon di risultati dell'ultima ora. Noi non abbiamo contro di lei nulla, ma abbiamo a cuore la nostra e la salute degli umbri che non ,possono fare a meno della sanità pubblica. 


 

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