Dossier Umbria per la Fase 2 inviato al Governo per la trattativa: aperture, date, prevenzione, protocolli e studi sanitari

Pubblichiamo in maniera integrale il dossier Riapriamo l'Umbria redatto dal comitato scientifico diretto dalla Presidente Donatella Tesei e inviato direttamente oggi in visione, per la futura trattativa Stato-Regione per la fase 2, al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro della Salute Speranza

Pubblichiamo in maniera integrale il dossier Riapriamo l'Umbria redatto dal comitato scientifico diretto dalla Presidente Donatella Tesei e inviato direttamente oggi in visione, per la futura trattativa Stato-Regione per la fase 2, al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro della Salute Speranza. Ecco tutte le riapertura, i metodi di prevenzione, i protocolli e gli studi.

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Il DPCM 26 aprile segna l’avvio della cosiddetta fase 2 nella quale si assiste alla ripresa di parte delle attività produttive che in forza di precedenti decreti avevano sospeso le attività, ma non presenta un cronoprogramma che le contempli tutte, neanche in tempi differiti. L’applicazione di tali disposizioni lascia ampi margini di dubbio relativamente all’impatto ed agli effetti sul sistema produttivo umbro complessivamente considerato. Invero il rischio di una sospensione prolungata di molte altre attività economiche non contemplate nel decreto, che appaiono dimenticate e ad oggi non coperte per decreto da adeguati ammortizzatori sociali, potrebbe mettere in forse la tenuta di decine di migliaia di attività economiche e professionali che, con i relativi lavoratori, rappresentano invece il tessuto connettivo dell’economia regionale.

Con la pubblicazione del decreto legge 25 marzo 2019 n. 19 le Regioni sono impossibilitate a gestire situazioni particolari mediante ordinanze proprie. E’ infatti prevista solo la possibilità di restringere, ma non di ampliare le attività permesse. Atti che andassero in direzione contraria espongono al rischio di impugnative o comunque ad essere ritenuti provvedimenti inefficaci, con le conseguenti sanzioni comminabili alle imprese per lo svolgimento di attività produttive non consentite.

L’Umbria da settimane si sta caratterizzando come una regione in cui tutti gli indicatori indicano un declino della curva epidemica. Le ipotesi formulate nel presente documento saranno quindi oggetto di attento monitoraggio prevedendo che, in particolare, al raggiungimento di un indice di contagiosità R-t pari a 1 si possa procedere alla sospensione del piano di riapertura anche in esito alla continua verifica da parte del comitato scientifico regionale da tempo insediato. Ci si propone quindi di rappresentare in sede di Conferenza delle Regioni un’ipotesi di cronoprogramma di riaperture per tutte quelle attività caratterizzate da Codici Ateco non ricompresi nelle Sezioni/Divisioni elencate nell’Allegato 1,2, e 3 del DPCM 26 aprile 2020 . Dalle analisi effettuate a livello regionale, (Servizio Controllo strategico e ufficio regionale di statistica sulla base dei dati della rilevazione ISTAT 2017), emerge che 42.094 imprese umbre, cioè il 63% del totale, sono a basso rischio, il 18,6% presentano un livello medio basso, l’11,5% medio- alto e il 6% alto. Nelle imprese a basso rischio sono impiegate 142.658 persone, cioè il 61% del totale.

In quelle a rischio medio basso risultano 51.171 addetti (22%). Per quanto riguarda invece il livello di aggregazione sociale, parametro che fornisce un’indicazione a proposito dell’affollamento, una impresa su due è in classe 1, cioè presenta un minimo livello di affollamento; il 33% è in classe 2, il 16,5% in classe 3 e solo l’1,3% in classe 4. Nelle realtà comprese in classe 1 lavorano oltre 107 mila persone, 80 mila in quella 2, 41 mila in quella 3 e solo poco più di duemila in quella a più elevato rischio. Sulla base di quanto sopra lo scenario - piuttosto rassicurante sul fronte del livello di rischiosità delle attività realizzate in Umbria - si accompagna ad una prospettiva economica particolarmente compromessa.

Infatti le analisi fornite da CERVED sulla prospettiva di riduzione dei ricavi/fatturati per le imprese per il biennio 2020-2021 per gli oltre 200 settori dell’economia italiana e per le singole regioni, forniscono scenari preoccupanti per la nostra Regione. In quello soft, in Umbria la perdita di fatturato delle società di capitali si attesterebbe a quota 1,8 miliardi di euro, in termini percentuali il 5,8% in meno rispetto al 2019. Nel 2021 si prevede una perdita di 300 milioni di euro che sommata al 2020 porterebbe a una perdita di 2,1 miliardi nel biennio 2020-2021, lo scenario hard prevede per l’Umbria una perdita di fatturato per le imprese pari a 3,8 miliardi di euro nel 2020 e 1,7 miliardi nel 2021.

La proposta che segue premette e mette in priorità le attenzioni alla tutela della salute dei lavoratori e dei datori di lavoro, ma assume come indispensabile nella proposta al Governo la individuazione di una calendarizzazione della riapertura delle attività economiche regionali sulla base delle seguenti premesse:

1) L’Umbria, come altre regioni presenta da alcune settimane un indice R0 (Indice di contagiosità) estremamente basso differenziandosi in tal senso da altre realtà territoriali
2) Il sistema sanitario regionale è in grado di monitorare e trattare in maniera coerente l’evoluzione della situazione sanitaria grazie ad una importante attività di coordinamento ed indirizzo della Regione e dell’Università e ad una capillare presenza di strutture territoriali che garantiscono immediata capacità di risposta in caso di recrudescenza di casi di contagio

3) Il Governo tramite il Commissario Arcuri ha assicurato categoricamente e pubblicamente una massiccia capacità di risposta in termini di supporto e fornitura di dispositivi di protezione che potranno essere reperiti o destinati alla popolazione regionale

4) Le imprese e più in generale le attività produttive saranno chiamate a realizzare e porre in essere tutte le prescrizioni delle autorità sanitarie legate alla capacità di operare in sicurezza, sia con riferimento al personale dipendente, oltre che ai lavoratori autonomi, sia con riferimento alla fruizione da parte dei cittadini dei servizi commerciali e produttivi. In particolare si raccomanda comunque l’adozione delle linee guida regionali per la sicurezza
delle riaperture, già condivise con le parti sociali:

  •  Mascherine chirurgiche e guanti in nitrile come dpi minimo per tutti i lavoratori di qualsiasi azienda (salvo necessità dpi superiori)
  •  Test sierologici per pre-screening di riapertura e poi di conferma a 15 gg (con comunicazione dei positivi alla ASL per isolamento domiciliare precauzionale immediato in attesa di conferma di tampone rinofaringeo classico)
  • Misurazione della temperatura con termoscan in ingresso ed uscita da lavoro, con obbligo di tornare o restare a casa il giorno seguente se la temperatura è >37,5
  • Impostazione di nuova metodica lavoro e di adeguato piano sanitario (sanificazione preventiva e quotidiana, distanziamenti necessari, gestione degli spazi comuni etc)
  • Accordo sindacale da realizzarsi con le organizzazioni confederali e di categoria maggiormente rappresentative sull’intero pacchetto di misure di riapertura

Tutto ciò premesso si ritiene quindi di proporre al Governo il seguente cronoprogramma di riapertura scaglionato di attività non ricomprese nel DPCM 26/04/2020, premettendo che - oltre alla raccomandazione delle sopracitate linee guida regionali per imprese e lavoratori – anche ogni cliente dovrà indossare la mascherina e dovranno essere rese disponibili soluzioni igienizzanti per le mani all’interno di tutti i locali:
a) 4 maggio Servizi di cura animali da compagnia Si ritiene di proporre la riapertura delle attività volte ai servizi di cura degli animali da compagnia
riservata ad attività d’impresa che trattando gli animali da compagnia non sembrano indurre rischi particolari anche alla luce di quanto fino ad ora avvalorato dalle analisi scientifico sanitarie, con obbligo di lavoro su appuntamento.
b) 11 maggio Commercio al dettaglio La ripresa delle attività di commercio all’ingrosso il 4 maggio dovrebbe avviare di fatto, senza ulteriori condizioni, le attività della filiera al commercio al dettaglio che rappresenta uno dei tratti caratterizzanti dell’insediamento urbano regionale. Si ritiene pertanto di proporre la riapertura l’11 maggio del Commercio al dettaglio, da realizzare nel rigoroso rispetto di disposizioni di distanziamento ed accesso contingentato agli esercizi commerciali, con un massimo di clienti pari ad 1 ogni 20 mq di esercizio e code con distanziamento appropriato fuori dagli esercizi.

c) 11 maggio Attività di servizio alla persona rese da parrucchieri e barbieri In questo caso l’adozione di procedure e modalità di resa dei servizi caratterizzati da distanziamento ed adozione di procedure che prevedano per gli operatori e la clientela l’utilizzo di DPI consente di ritenere tali servizi in grado di riprendere le attività. Le modalità di gestione dovranno prevedere la resa dei servizi solo previo appuntamento e comunque adottando anche all’interno dell’esercizio tecniche di distanziamento rafforzate (distanza tra i clienti lavorati non inferiore a 2 metri, non più di 1 cliente ogni 20 mq).

d) 18 maggio Pubblici esercizi e attività di ristorazione Un altro gruppo di attività non considerate sono quelle relative alla Ristorazione, sebbene abbiano
già l’autorizzazione ad effettuare servizio a domicilio e, a partire dal prossimo 4 maggio come disposto alla lettera aa) dell’articolo 1 del Decreto, il servizio di asporto. Tale possibilità - anche se con l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi - induce i titolari a riprendere le attività con un sostenimento di costi fissi che non garantiscono di essere coperti con i ricavi e al tempo stesso possono favorire assembramenti e difficoltà a rispettare le distanze di sicurezza.

Il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi può invece organizzarsi per offrire i suoi servizi anche all’interno dei punti di ristoro, ovvero soprattutto all’esterno complice l’incipiente bella stagione, con il rispetto delle dovute distanze e permettendo dunque agli stessi di avere un adeguato giro d’affari che permetta la copertura dei costi e una migliore garanzia del rispetto delle regole di sicurezza a tutela dei clienti e dei lavoratori. Ciò comunque garantendo un distanziamento minimo tra i tavoli di 2 metri, tra i commensali di 1 metro ed una capacità limitata al 50% massimo dei posti disponibili prima della pandemia, fermo restando le regole generali. Si propone pertanto di permettere alle attività dei servizi di ristorazione di cui ai Codici Ateco della
divisione 51 dal 18 maggio. Per tali finalità di ritiene altresì di ampliare la capacità operativa di tali imprese prevendo, in esito a specifico accordo da stipulare tra Regione Anci ed i soggetti competenti al fine del rilascio di permessi temporanei di occupazione di suolo pubblico finalizzato ad ampliare la capacità operativa esterna.

e) 25 maggio Centri estetici, centri massaggi altri servizi alla persona Per il prossimo 25 maggio si ritiene di proporre la riapertura delle attività di servizi alla persona per il benessere fisico che sono già pronti per riprendere la loro attività in sicurezza. Occorre prevedere la resa dei servizi solo previo appuntamento singolo, non si potrà sostare, se non per appuntamento, all’interno dei locali e comunque occorrerà adottare anche all’interno dell’esercizio tecniche di distanziamento rafforzate. Prescrizioni potrebbero essere adottate in esito alla eventuale valutazione di dotazioni infrastrutturali particolari in esito alla specificità delle attività esercitate.

f) 1 giugno. Attività di Alloggio non alberghiere. Anche nell’ipotesi del permanere di possibili limitazioni agli spostamenti interregionali si può ipotizzare la possibilità di riapertura di tutti i soggetti ricompresi nella categoria 55 Alloggio, per ora riservata ai soli alberghi. Le attività da riaprire sono elencate nella Tabella 4. Esistono flussi di turismo all’interno della regione connessi al turismo religioso e per particolari aree quali il Trasimeno di tipo stanziale edall’aperto, grazie ai quali gli operatori potrebbero cominciare ad operare attivando e sperimentando tutte le possibili azioni per la messa in sicurezza dei clienti.

g) 8 giugno Commercio ambulante La specificità delle attività realizzate nel caso delle imprese esercenti attività di commercio ambulante se da un lato rendono possibile l’attenuazione di possibili fattori di rischio connessi allo svolgimento all’aperto dall’altro potrebbero indurre una difficile regolazione del flusso degli utenti innalzando i fattori di rischio. Si può pertanto ritenere - ferma restando una valutazione più approfondita da realizzare con i
componenti il comitato scientifico regionale - di differire la riapertura di queste attività alla data dell’8 giugno anche al fine di acquisire ulteriori elementi di valutazione da confrontare con ANCI. Sono possibili prescrizioni da concordare con i comuni in relazione al possibile distanziamento dei banchi e sul contingentamento degli accessi da diramare in seguito.

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Le attività economiche e produttive non ricomprese nel presente documento o sono comprese nel DPCM in vigore o non sono al momento oggetto di proposta riaperture della Regione Umbria al Governo. Il documento non ha pretesa di esaustività e di completezza ed ha solo lo scopo di tracciare una
proposta scientifica, affidabile, leale e collaborativa alla Conferenza delle Regioni e al Governo Nazionale, proposta utile non solo per una gestione Umbra della fase 2 delle attività economiche e produttive, ma anche ad una eventuale scelta di regionalizzazione o nazionale sullo stesso tema.

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