Dimissioni Marini, Pd contro Pd sulla fiducia: avanti o basta così? Resa dei conti in consiglio regionale

La delegazione a Roma si spacca in due, niente accordo. Il 18 maggio nuovo voto per le dimissioni.

In quattro a Roma. E finisce due contro due. Buono per il tennis, un po' meno per il partito. La cura Capitale per il Pd travolto dall'inchiesta sanità è una pastiglia per la gola per curare una ferita da cannone. Tradotto: per le dimissioni di Catiuscia Marini da presidente della Regione Umbria si vedrà. Tutto rimandato a sabato 18 maggio e al voto segreto. Staccare la spina o andare avanti? Entrambe, al momento, fino a che non sarà ora di rientrare in aula. 

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Tutta a dritta e motori al massimo (fino a fine legislatura), dicono il capogruppo Chiacchieroni e la presidente del consiglio regionale Porzi. Basta, staccate, dicono il commissario Verini e il vicepresidente regionale Paparelli. In quattro a Roma, in delegazione da Orlando (e non Zingaretti), due le posizioni diverse e due anche le note. Stallo alla messicana e tutto fermo, almeno fino al pomeriggio di oggi con la nuova riunione di maggioranza.
Esempio pratico: Chiacchieroni spiega alle agenzie che i vertici nazionali del Pd hanno espresso "un giudizio positivo" sull'operato della Regione Umbria a guida Marini, che "dovremo decidere noi, ora, su come procedere" e che "abbiamo condiviso la preoccupazione per il momento ma anche la possibilità di esprimere un voto favorevole sulla fiducia alla presidente". E anche che "ci prendiamo qualche ora per discutere ancora e fare una valutazione serena. Poi dovrà essere il Gruppo del Pd in Assemblea legislativa a dover decidere". 

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Di parere diametralmente opposto il commissario Verini, che tenta comunque di salvare il Pd (perché tra poco si vota alle amministrative e alle europee): "Dalla riunione con Orlando è emersa la necessità di valorizzare i risultati e le conquiste dell’azione di Governo del centro sinistra in questi anni e, in generale, nella storia della Regione e delle autonomie locali dell’Umbria. Questo, naturalmente, senza minimizzare il grave giudizio politico su quanto avvenuto in ambiti del sistema sanitario-amministrativo".
E anche: "L’incontro si è svolto in un clima responsabile e costruttivo, nella comune consapevolezza di dover dare uno sbocco ad una situazione difficile, che ha provocato una grave ferita all’istituzione regionale e al Pd dell’Umbria”.
Non basta? Avanti: "Nel corso dell’incontro l’orientamento su cui il gruppo consiliare farà le sue riflessioni, è stato quello di tenere conto del gesto che la presidente Marini ha compiuto a tutela delle istituzioni e conseguentemente  della necessità di voltare nel migliore dei modi e nella piena condivisione una pagina difficile, ma dalla quale certamente il centro sinistra e il Pd sapranno uscire a testa alta, per costruire una nuova fase della vita della regione".

Una conta in aula per uscire dalle sabbie mobili? Probabile, ma la liana per scamparla (vedi Indiana Jones), per via delle dimissioni "per ragioni politiche", la tiene ancora in mano Catiuscia Marini (e anche i 15 giorni di tempo per ripresentare le dimissioni, in caso di respingimento in calcio d'angolo da parte della maggioranza). La via della mediazione interna al partito si è persa nella nebbia. Intanto, sul tavolo, c'è anche la mozione  presentata dai capigruppo della maggioranza (Chiacchieroni-Pd, Rometti-SeR, Solinas-Articolo 1/MdP, Brega Misto-‘Liberi e Forti’) con cui invitano la presidente della Giunta regionale, Catiuscia Marini, “a recedere dalle dimissioni ai sensi dell’articolo 64, comma 3 dello Statuto regionale”.

In sintesi: attendere, prego.

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