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Diario di Viaggio a Bruxelles/1 - Unione Europea: l'Umbria, la Marini, il lavoro, migranti e lo spettro delle frontiere

Il nostro cronista Nicola Bossi presente al Comitato delle Regioni dell'Unione Europea - la cosiddetta Terza Camera del potere Ue - che si riunisce oggi e domani. Ecco cosa chiedono, per cosa si battono i territori europei rispetto alle banche, ai consigli dei Ministri delle Ue e il Parlamento

A Bruxelles in un palazzone a vetri, a pochi metri dal Parlamento Europeo, c'è la sede operativa della piccola regione Umbria. Tre stanze dislocate in un piano. Tre dipendenti che lavorano dal lunedì al venerdì: di cui due a tempo indeterminato, una invece in quota ufficio di presidenza della Governatrice Marini, con contratto a tempo determinato. Una sede puramente operativa e non certo di rappresentanza ( niente alloggi, sala conferenza ma solo uffici) che é stata acquistata dopo che l'assessore Vincenzo Riommi fece due conti qualche anno fa: con un mutuo a 10 anni si spendeva meno rispetto all'affitto. Un progetto condiviso con le regioni: Marche, Abruzzo e Toscana che occupano gli altri spazi della palazzina. Un tempo c'era anche il Lazio ma ora ha optato per una sede molto piú grande. 

Il lettore-cittadino si chiederà: ma a cosa serve una sede a Bruxelles per la piccola Umbria? I soliti sprechi della classe politica? No. Decisamente no. La sede operativa serve per individuare prima e seguire dopo i progetti europei ricchi di fondi per il territorio. Serve per seguire le politiche economiche e turistiche. Ma soprattutto serve per portare avanti i lavori della terza "camera" dell'Unione Europea con sede proprio a Bruxelles: la commissione europea delle regioni. 

Il comitato è l'assemblea dei rappresentanti regionali e locali di tutti 28 Stati membri della Ue. I compiti sono quelli di proporre iniziative, dare pareri sui provvedimenti del Parlamento Europeo e coinvolgere i territori sulle politiche europee che riguardano imprese e la vita dei cittadini. Per far parte del Comitato si deve essere eletti o nei comuni o in Regione: sono 28 i membri italiani, 350 quelli da tutta Europa. 

La piccola Umbria può contare sulla Presidente Catiuscia Marini, membro effettivo ed ex parlamentare europeo. Inoltre la Marini da un anno è il presidente del gruppo di maggioranza nel comitato delle Regioni: il gruppo Socialista. Un leader politico a tutti gli effetti in Europa al di là del suo ruolo di amministratrice in Italia. La Presidente è anche in prima fila nel proporre iniziative ufficiali al Parlamento Europeo. Domani, nel corso dell'assemblea del comitato delle Regioni, sarà la prima firmataria e relatrice della modifica del classico Pil che sta alla base dell'attribuzione dei fondi in Europa. All'interno del Pil si vogliono inserire anche i parametri della qualità della vita, dell'ambiente, della cultura, dell'accoglienza. Il tutto per premiare non solo la ricchezza ma anche chi protegge e tutela tutti cittadini e il proprio territorio.

In questi ultimi due giorni la Presidente Catiuscia Marini, attraverso il Comitato delle Regioni, ha schierato l'Umbria nel gruppone di coloro che non hanno nessuna intenzione di rivedere il trattato di Schengen. No al ritorno delle frontiere interne. Il rischio peró è molto alto dopo che diversi Paesi in chiave anti-terrorismo hanno sospeso la libera circolazione di uomini e merci. L'Umbria ha ribadito al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, che se viene meno il trattato viene meno il senso dell'Europa Unita che al momento puó vantare come grandi conquiste la libertà di movimento di uomini e merci. I giovani under 30 non hanno minimamente memoria di un'Europa che andava vissuta con tanto di passaporto di ingresso. Inoltre, secondo il Comitato delle Regioni di Europa, il ritorno alle frontiere provocherebbe un danno economico alle imprese europee di 100miliardi di euro.  Si chiede invece di rafforzare i controlli alle frontiere per chi viene fuori dalla Ue per questioni di sicurezza e maggiori collaborazioni tra i Paesi per la gestione dei flussi migratori.

Il presidente Donald Tusk si dice però molto preoccupato per il futuro dell'Unione Europea: le prossime sei settimane saranno cruciali. Pesa anche il referendum in Gran Bretagna che potrebbe provocare l'uscita dalle Ue. Insomma a Bruxelles si respira una brutta aria, ma quotidiani, Tv e media nessuno ne parla. Come nessuno parla della proposta di tutte le Regioni di Europa di far istituire un reddito minimo per i lavoratori che hanno perso il lavoro da oltre un anno con l'obbligo però di svolgere dei lavori socialmente utili in attesa di un nuovo lavoro. Obiettivo: ottenere fondi dalla Ue che saranno integrati da quelli nazionali. 

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