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Danni all'agricoltura, il 90 per cento è colpa dei cinghiali: agricoltori e cacciatori chiedono nuove regole

In Umbria ci sono 120mila capi, l'ecosistema ne regge 20mila. Incontro a commissioni regionali riunite (II e III) con l'assessore Morroni: "Pronto un nuovo regolamento per l'abbattimento selettivo"

I danni provocati dalla fauna selvatica sono un problema la cui soluzione coinvolge più soggetti: allevatori, cacciatori e politica. E dal confronto tra questi soggetti, in seconda e terza commissione regionale, con i presidenti Mancini e Pace e con l’assessore Roberto Morroni, sono venute fuori alcune proposte e richieste.

“Per rispondere concretamente ai danni provocati dalla fauna selvatica all’agricoltura, in particolar modo dalla specie cinghiale, è necessaria una normativa regionale più rigida ed attuale. La situazione è drammatica e necessita ormai di tempestive azioni risolutive” è la posizione del presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti.

L’assessore Morroni ha sottolineato come la questione abbia subito rappresentato una priorità. “Veniamo da anni di inerzia - ha detto – che hanno determinato questo stato. Serve maggiore attenzione al mondo agricolo, relegato, negli anni, ai margini, ma anche sulla sicurezza visti gli incidenti che i cinghiali provocano sulle strade. Tra i primi interventi adottati quello della riduzione del tempo di intervento per l’abbattimento, portato a 4 ore dalle 48 precedenti”.

Sulle altre misure, sollecitate da Coldiretti, come l’incentivazione per l’utilizzo delle gabbie e dei recinti, è in atto un confronto diretto con le Prefetture. Altre iniziative riguardano la creazione di una filiera regionale di carne di cinghiale. Il dirigente regionale, Francesco Grohmann ha assicurato, che l’assessorato sta lavorando ad un nuovo piano di contenimento della specie cinghiale e questo rappresenterà un importante strumento per affrontare in modo più completo l’attività ereditata dalle Province che la Regione è chiamata a portare avanti.

Agabiti, nel sottolineare come nel territorio umbro ci sono oltre 120mila capi di cinghiale, quando per rimanere in un giusto equilibrio non dovrebbero superare 30mila, ha rimarcato come questa specie continui a devastare le campagne umbre ed i raccolti, pregiudicando peraltro seriamente anche la sicurezza dei cittadini e dei turisti.

I rappresentanti dei tre Ambiti territoriali di caccia umbri, Alessandro Monacelli, Luciano Calabresi e Leonardo Fontanella hanno condiviso le preoccupazioni espresse da Coldiretti ed hanno assicurato il loro massimo impegno per contenere la problematica, non facilmente gestibile. L’assessore Morroni ha assicurato che è in arrivo “il regolamento che introduce la caccia di selezione al cinghiale che intendiamo varare entro poche settimane. La volontà politica è di ricondurre il fenomeno in un ambito e dimensione di piena e completa governabilità”.

Secondo Agabiti “l’agricoltura e la zootecnia non possono continuare a subire danni. Diventa quindi improcrastinabile uno sforzo congiunto di tutte le istituzioni a salvaguardia, tra l’altro, del reddito degli agricoltori sempre più danneggiati”.

I danni provocati dalla fauna selvatica, per il 90 per cento sono legati ai cinghiali. Nel 2019 i contributi regionali agli Atc per i risarcimenti equivalgono a 319mila euro per l’Atc 1, 150mila per l’Atc 2 e 165mila euro per l’Atc 3.

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