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Il Governo condanna l’Umbria alla zona arancione, Prisco (Fdi): "Attività economiche esasperate senza ristori”

Per il deputato umbro così "si vanificano gli sforzi delle regioni nel rispettare gli obiettivi per abbassare il contagio"

I nuovi criteri di valutazione del Governo condannano l’Umbria a tornare arancione, ma senza ristori per le attività economiche sarà un disastro. Per Emanuele Prisco, deputato umbro di Fratelli d'Italia, si tratta di "un lockdown mascherato e le attività economiche senza i dovuti ristori non possono sopravvivere ancora".

Con il decreto dello scorso 5 gennaio è stato stabilito che la zona arancione scatta già con un Rt pari a o maggiore di 1, e l'Umbria ha un Rt calcolato su due settimane (27 dicembre-10 gennaio) di 1,34. Quindi da stasera a mezzanotte scatta la zona arancione.

"Tornare in zona arancione sarebbe un dramma per le attività economiche. Del resto il crescente numero di contagi registrati subito dopo le vacanze natalizie (quando tutte le attività erano chiuse) dimostra che i contagi sono avvenuti soprattutto in ambito familiare, durante cene e pranzi con amici e parenti, dove ovviamente non c'era nessun controllo - dice Prisco - Molto più sicuri bar, ristoranti ed esercizi commerciali costretti ormai da tempo a rispettare tutte le norme igieniche imposte, come il distanziamento, l'uso della mascherina e l'utilizzo di gel disinfettanti".

Per il deputato di FdI "il cambio continuo di regole da parte del Governo non sta funzionando e crea confusione in cittadini e imprese. Interpretare i dpcm ormai è diventata la principale attività degli italiani e si vanificano gli sforzi delle regioni nel rispettare gli obiettivi per abbassare il contagio".

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