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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Politica

Coronavirus, Movimento 5 Stelle: "Il piano di salvaguardia dell'Umbria è stato un fallimento"

De Luca, capogruppo M5S in consiglio regionale: "La situazione è stata ampiamente sottovalutata dalla Giunta: mancano assunzioni, tracciamento e almeno 40 posti letto in terapia intensiva rispetto agli annunci di novembre"

La rapida progressione dell’incidenza dei contagi da coronavirus, anche per la presenza di varianti (inglese e brasiliana) e di numerosi cluster ospedalieri e nelle strutture extraospedaliere residenziali, hanno portato in zona rossa la Provincia di Perugia e sei Comuni di quella di Terni. La situazione sul fronte ell'emergenza Covid in Umbria è insomma difficile e il Movimento 5 Stelle va all'attacco del piano di salvaguardia regionale, giudicato come un "fallimento".

"Mancano assunzioni, tracciamento e almeno 40 posti letto in terapia intensiva - afferma in una nota il capogruppo in consiglio regionale Thomas De Luca -. Perché non vengono attivati i posti letto previsti dal piano di salvaguardia? I dati del Ministero della Salute, non certo dei gruppi di opposizione, restituiscono una situazione drammatica. Le terapie intensive in Umbria hanno raggiunto ormai una soglia di saturazione del 56%, ben oltre la soglia critica del 30% e ben oltre la media nazionale. Emerge un quadro di totale inadempimento del piano. Mancano gli spazi? Manca il personale? Quali azioni concrete intendeva adottare la giunta regionale a parte mandare i pazienti umbri nelle Marche o nei tendoni dell'ospedale da campo? Chi ha la responsabilità della saturazione delle terapie intensive? Mancano almeno 40 posti letto rispetto al piano di salvaguardia presentato a novembre. Gli ultimi dati riferiscono che ci sono 77 persone ricoverate in terapia intensiva per una soglia di saturazione del 56%. Secondo l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali i posti letto in terapia intensiva in Umbria sono 130 più altri 2 attivabili. Ma il piano di salvaguardia pubblicato lo scorso novembre intendeva 'realizzare ulteriori 40 posti letto di terapia intensiva, per una disponibilità complessiva di 167'".

Secondo De Luca la situazione è stata "ampiamente sottovalutata nonostante i campanelli di allarme si fossero già manifestati dalla seconda settimana di gennaio. Quando le curve che segnalavano l'aumento dei contagi tra le due provincie di Terni e Perugia hanno cominciato a divergere, con quella del capoluogo di regione in aumento costante e in controtendenza al dato nazionale. Pochi giorni dopo gli allarmi sono stati chiari anche nelle strutture ospedaliere. Già il 22 gennaio l'Umbria aveva il 34% dei posti letto di terapia intensiva occupati a fronte di una media nazionale del 28%. Appena 15 giorni dopo il dato nazionale è sceso al 24%, mentre quello regionale è schizzato al 56%. Il fallimento del piano di salvaguardia non si vede soltanto nei posti letto di terapia intensiva che non sono stati predisposti, ma anche sul piano delle assunzioni".

Nel mirino del consigliere pentastellato c'è il bando per 20 anestesisti utili al funzionamento dell'ospedale da campo: "Si è rivelato un flop, visto che soltanto 10 figure professionali sono state individuate. Troppo tardi. Gli anestesisti, così come altre figure professionali, scelgono di arruolarsi altrove, in altre regioni che hanno offerto prima di noi contratti migliori. Un'ulteriore gravissima mancanza rispetto al piano di salvaguardia è stata quella relativa alle strutture preposte al tracciamento. Altro che potenziamento. Come confermano notizie di stampa uscite oggi, assistiamo a un depauperamento dell'organico a disposizione. E ancora non sono stati neanche attivati i patti con gli enti locali, come avevamo sollecitato. La situazione in Umbria è drammatica: ad oggi sono 65 i comuni (su 92) in zona rossa, 27 in zona arancione con l'indice Rt più alto d'Italia a 1,18. Dati che dimostrano l'incapacità della maggioranza che guida questa regione, troppo occupata a ricoprirsi il capo di elogi nella prima ondata e creare inutili polemiche con il governo nazionale durante la seconda. Incapace di accorgersi di ciò che già da alcune settimane stava accadendo nei nostri territori. Incapace di monitorare ed intervenire in modo tempestivo. Troppo tardi farlo adesso - conclude De Luca -, quando si è palesato in modo drammatico il rischio di paralisi della sanità".
 

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