Mancano i protocolli di sicurezza sul lavoro: saltano le riaperture anticipate in Umbria

Il ministro Boccia scrive alle Regioni: il comitato scientifico nazionale e l'Inail non hanno ancora predisposto i protocolli, nemmeno il commercio al dettaglio potrà ripartire l'11 maggio

La riapertura anticipata dei negozi e dei parrucchieri, che nel piano presentato dalla Regione Umbria al Governo era prevista per l'11 maggio, è destinata a saltare. Secondo quanto appreso da 'Perugia Today' infatti Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, ha scritto a Stefano Bonaccini - presidente della Conferenza delle Regioni oltre che 'governatore' dell'Emilia Romagna - spiegandogli che il comitato tecnico scientifico nazionale e l'Inail non hanno ancora predisposto i protocolli per la sicurezza sul lavoro nel settore del commercio al dettaglio, così come del resto in quelli della ristorazione, dei bar e dei servizi alla persona.

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Fase 2, l'Umbria vuole ripartire prima: ecco il piano presentato al Governo

Impossibile dunque che arrivi un via libera per Donatella Tesei e gli altri presidenti di Regione prima del 18 maggio, quando invece il Governo potrebbe iniziare a valutare delle riaperture differenziate in base all'andamento del contagio nelle varie zone del territorio nazionale. A poco servirebbe anche 'forzare la mano' e scontrarsi con l'esecutivo, dopo che oggi il Tar di Catanzaro ha accolto il ricorso presentato dal Consiglio dei ministri tramite l’Avvocatura generale dello Stato e annullato l’ordinanza del 29 aprile emessa dalla 'governatrice' calabrese Jole Santelli, che aveva anticipato la ripresa dell’attività di ristorazione, non solo con consegna a domicilio e con asporto ma anche mediante servizio al tavolo, purché all’aperto e nel rispetto di determinate precauzioni di carattere igienico sanitario. All'Umbria come al resto delle Regioni per il momento non resta che accontentarsi delle prime limitate riaperture concesse qualche giorno fa dal Governo. I giudici amministrativi di Catanzaro hanno infatti sposato la linea dell'esecutivo: le Regioni possono imporre solo misure più restrittive rispetto a quelle decise dal 'premier' Giuseppe Conte.

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