Fase 2, Governo e Regioni allo scontro: anche l'Umbria scrive a Mattarella

Lettera al capo dello Stato firmata dai 'governatori' di centrodestra che chiedono flessibilità sulle riaperture rispetto all'ultimo Dpcm. Il ministro Boccia: "Differenziazioni solo dal 18 maggio, pronti a impugnare ordinanze non coerenti"

Si alza il livello dello scontro politico tra il Governo e i 'governatori' di centrodestra, compresa l'umbra Donatella Tesei che oggi presenterà all'esecutivo il suo piano per una ripartenza anticipata della Fase 2 e ieri ha inviato insieme ai presidenti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Veneto e al presidente della Provincia autonoma di Trento una lettera indirizzata al capo dello stato Sergio Mattarella. Nella lunga missiva, indirizzata anche ai presidenti delle camere Elisabetta Casellati e Roberto Fico, per chiedere appunto riaperture anciticipate - sempre in sicurezza - nei territori in cui la situazione epidemiologica sia sotto controllo.

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Fase 2, l'Umbria vuole ripartire prima: ecco il piano da presentare al Governo

I 'governatori' chiedono dunque più flassibilità e il ritorno “pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione. È necessario giungere a una ‘normalizzazione dell’emergenza’, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione”. L'obiettivo primario è quello di combattere quella che rischia di diventare una "crisi economica irreversibile" se non ci saranno deroghe al calendario della fase 2 stilato dal Governo con il Dpcm del 26 aprile, anche se sul tema è stato netto ieri (29 aprile) Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie: "In base al monitoraggio del contagio delle prossime settimane, dal 18 ci potranno essere scelte differenziate a livello territoriale - ha spiegato il ministro -. Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida, una lettera con la scheda indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle (solo in caso di allentamento delle misure, ndr). Se non avviene sono costretto a ricorrere all’impugnativa al Tar o alla Consulta".

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