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L'INTERVISTA all'assessore Luca Coletto: "Alcuni comuni potranno uscire dalla zona rossa? Sì, stiamo studiando i dati"

L'esponente politico della Lega risponde a 4 domande che i nostri lettori hanno sollecitato: il perchè della zona rossa su tutta la provincia di Perugia, le eventuali modifiche, l'individuazione delle varianti e chi comanda la politica o la scienza?

In un momento così difficile, così caotico e drammaticamente arrabbiato si scrive, si pensa e si dice di tutto sui social. La disperazione spesso fa travisare le cose, la comunicazione delle istituzioni - poi ci mette del suo - ha più silenzi (inspiegabili) che video, dossier e lanci finalizzati a capire, spazzando via strumentalizzazioni o propaganda di parte. Ci sono tre, quattro domande che emergono forti, anzi in maniera prepotente dal basso, ma su cui manca una risposta ufficiale, che poi va sempre filtrata e analizzata. 

La prima: perché si è fatto capire per 48 ore che sarebbe stata adottata la zona rossa solo per i comuni a rischio variante e poi tutta la provincia di Perugia è finita invece nella disperazione delle nuove restrizioni?  La seconda: nell'ordinanza regionale che prevede il rosso per 14 giorni, c'è l'opportunità oppure no di rimandare in zona arancione quei comuni con meno rischi di circolazione della variante? La terza: a questo punto della pandemia chi comanda sulle scelte da prendere a livello sociale: la politica o la sanità? Infine un chiarimento: ma siamo stati bravi più di tutti perchè abbiamo individuato le varianti inglesi e la semi-sconociuta brasiliana oppure le abbiamo scoperte perchè abbiamo sottovalutato la nuova ondata come dice l'opposizione: che ne pensa il Ministero della Salute? Quattro semplice domande per riflettere e magari capire la realtà che stiamo vivendo. Le risposte le abbiamo chieste all'assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, a cui abbiamo chiesto una sintesi chiara. 

DALLE TANTE ZONE ROSSE ALLA ZONA ROSSA INDIFFERENZIATA PER TUTTA LA PROVINCIA: PERCHE'? COSA E' CAMBIATO? "La zona rossa per tutta la provincia si è resa necessaria dopo gli ultimi dati analizzati insieme al Ministero della Salute: le varianti inglese e brasiliana individuate in maniera importante per la prima volta in Italia dalla nostra sanità regionale hanno dimostrato un'aggressività ben superiore persino alle prime costatazioni. La diffusione rapida del virus mutato, la variante inglese che colpiva soprattutto la fascia di età che va dai zero a 10 anni - mandando in quarantene molte classi scolastiche e con il rischio poi di diffondersi nelle famiglie triplicando i contagi e i ricoveri (dei più anziani) - e la tenacia della variante brasiliana che, secondo gli studi scientifici, oppone buona resistenza addirittura anche ai vaccini in uso attualmente: sono stati i motivi della zona rossa diffusa per proteggere anche quei comuni (spesso al confine o a pochi chilomentri di distanza) meno colpiti. Non si è voluto fare un torto a qualcuno o fare di tutta l'erba un fascio, ma ci si basa sul principio di massima precauzione fondamentale per la tutela della salute, ma che ha conseguenze dolorose, dopo un anno di pandemia, sui territori". 

I COMUNI MENO A RISCHIO RUMOREGGIANO PESANTAMENTE, POSSIBILI DEI CAMBIAMENTI DI FASCIA PER I TERRITORI NEI PROSSIMI GIORNI? "Su questo voglio essere molto chiaro: sì, decisamente sì. Ne abbiamo parlato con il comitato scientifico e in Giunta. Stiamo raccogliendo tutti i dati comune per comune per poter fare eventuali variazioni prima della fine dell'ordinanza regionale. Se ci sono le condizioni nei prossimi giorni - più probabile ad inizio settimana prossima - ci saranno delle modifiche alla zona rossa. Allo stesso tempo, sempre per il pricipio della massima precauzione, se alcuni territori restano critici o peggiorano ancora non si esclude una proroga all'ordinanza regionale". 

CERTE SCELTE SOCIALI-SANITARIE SONO DETTATE PIU' DALLA POLITICA O DALLA SANITA': CHI COMANDA LE NOSTRE VITE? "Questa bufera perfetta determinata dalla pandemia muta continuamente e in ballo ci sono vite umane da tutelare. Il parere o i dossier della task-force sanitaria hanno un peso altissimo ed è importante affidarsi oggi più che mai alla scienza. Faccio un esempio quando sono state chiuse le scuole lo abbiamo fatto dopo dei picchi, definiti preoccupanti dal comitato scientifico, rispetto ai numeri complessivi che potevano ingannare sull'andamento del contagio. Quelle anomalie alla fine hanno permesso di arrivare ad inviduare dei focolai determinati da varianti. Politicamente lasciare aperte le scuole, soprattutto le primarie, avrebbe pagato in termini di consenso e di polemiche. Eppoi non bisogna dimenticare che il principio della massima precauzione e tutela della salute publica sono due aspetti che la magistratura, anche ai tempi della pandemia, deve verificarne sempre il rispetto. E i politici e dirigenti pubblici sono i primi ad essere ben attenzionati sulle scelte prese". 

INFINE SIAMO STATI PIU' BRAVI NELL'INDIVIDUARE LE VARIANTI O CE LE SIAMO BECCATE E VOLUTE PERCHE' SOTTOVALUTATA LA PANDEMIA? Questo aspetto lo abbiamo comunicato male o per nulla. Il Ministero e il commissario Rezza ci hanno fatto i complimenti in tutte le riunioni nazionali perchè abbiamo individuato prima delle anomalie e poi isolato i cosi sospetti che hanno fatto fare questa scoperta delle varianti a livello nazionale. Grazie a noi anche negli altri territori stanno osservando nuovi focolai e stanno prendendo le giuste soluzioni. Questo il ministero lo ha riconosciuto, ma agli occhi dell'opinione pubblica, per colpa anche nostra, tutto questo ottimo lavoro fatto... non esiste".

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