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Recovery Fund, Tesei: "Un team per seguire bandi e progetti". Paparelli: "Solo promesse: occasione persa"

La Governatrice schiera la macchina regionale per velocizzare sui 45 progetti e sui fondi che saranno messi al bando. Duro il portavoce dell'opposizione: "Una semplice lista della spesa"

Attaccati al Recovery Fund per rinascere e per riposizionarsi sullo scacchiere nazionale ed Europeo. Anche l'Umbria, dopo la tragedia economica determinata dalla pandemia da Covid, si sta attrezzando per inserirsi nei bandi nazionali - finanziati dall'Europa - che il Governo emanerà dopo sia il via libera del parlamento al Piano resilienza e resistenza nazionale che quello dell'Eu dopo aver esaminato gli atti e la loro compatibilità con le linee di indirizzo. Se da un lato l'Umbria può contare su importanti impegni nazionali presi dal Governo nazionale in fatto di infrasttuture: l'alta velocità sulla Orte-Falconara (nel tratto umbro), il completamento della Due-Mari e il totale ripristino della ex ferrovia Fcu, dall'altro ha presentato un dossier con 45 progetti per un valore di risorse (da reperire tramite i famosi bandi) di 3miliardi.

"Il nostro Piano - ha spiegato in aula la Governatrice Tesei - è basato su 6 missioni e 45 linee progettuali. Che diverranno progetti attuativi. Alcune linee riguardano l’intero territorio regionale: ‘Smart mobility regionale’ e mappatura 3 D dell’Umbria, di ogni singolo comune o territorio, che sarà molto utile per fare le nostre valutazioni; i 3 fondi per le imprese, legati a digitalizzazione, transizione ecologica e aumenti di capitale per complessivi 180 milioni; 58 milioni per gli ‘attrattori turistico culturali’ dell’intera regione; oasi, parchi e vie del verde, per valorizzare l’evoluzione ‘green’ dell’Umbria con 165 milioni; per la riqualificazione urbana e abitativa abbiamo previsto 50 milioni; per l’edilizia scolastica 400 milioni, con attenzione ai nido e alle scuole, una linea di intervento che inciderà su vari settori, con ricadute per le famiglie, agevolazioni per l’occupazione giovanile; per la filiera a scarto zero dell’agricoltura 30 milioni; per il rischio idrogeologico 153 milioni, per quello sismico 27 milioni, per il diritto allo studio 38 milioni; per aree interne e borghi 53 milioni". 

Ma i tempi quali sono per poter usufruire di linfa vitale per la nostra economica? "Sulla tempistica - ha concluso la Tesei - le 45 linee progettuali diverranno progetti in 9 mesi e impegni vincolanti fra i 12 e i 18 mesi, cantierabili entro il 2026. Dovremo saper cogliere con immediatezza i bandi nazionali che saranno emessi, su cui inserire quelli territoriali, come ci hanno confermato ieri i vari Ministri durante l’interlocuzione con le Regioni. Dopo l’approvazione del Pnrr in Parlamento, l’Europa riceverà i documenti e dopo due mesi potrebbero già essere messi in campo dei bandi di carattere nazionale, dovremo essere pronti". Per seguire tutto l'iter la Regione ha previsto sia l'istituzione di un team  che si occupi di progettazione su tutte le varie linee oltreche la collaborazione con le associazioni dei categorie dell'Umbria e il mondo dei tecnici-professionisti. ì

Boccia tutta l'operazione, in consiglio regionale, il portavoce dell'opposizione l'ex assessore regionale del Pd, Fabio Paparelli che parla di un dossier unico che equivale ad una grande occasione mancata: "Tra promesse e annunci che non si concretizzano. Non esiste un Pnnr regionale, ma ne esiste uno nazionale che disegna le strategie per far ripartire l’economia. Nel Pnnr nazionale c’è un’idea chiara di come dovrà essere l’Italia: 5G, vera transizione ecologica, inclusione sociale. Tutte direttrici per la ripresa e la resilienza che l’Umbria non ha seguito. I presupposti finanziari che vengono citati sono sballati. La ripartizione dei fondi, per l’Umbria, sarà 1,5 – 1,6 percento, a differenza di quanto annunciato dalla Presidente. I progetti del Governo Draghi sono gli stessi annunciati da Conte, dalla Orte-Civitavecchia (un progetto laziale) alla E78. Mancano le politiche industriali e quelle di inclusione sociale. Mancano strumenti per recuperare il gap di produttività sul terziario avanzato. Anche il rapporto con l’Università denota una visione particolaristica. Fin da maggio 2020 abbiamo proposto un grande percorso di partecipazione e confronto con tutti gli attori regionali". Per Paparelli la Giunt regionale non ha neanche focalizzato bene le linee guida del Piano nazionale: "L’Umbria poteva essere crocevia di una proposta per l’Italia mediana mentre ci siamo limitati a redigere un elenco della spesa in cui abbiamo inserito temi del tutto assenti dal Piano nazionale di resilienza. Ad esempio l’edilizia sanitaria non è un capitolo del Recovery”. 

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