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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Politica

Donne e madri, le più discriminate nel lavoro. Porzi: “serve una riflessione sulle disuguaglianze di genere”

La consigliera regionale denuncia la situazione delle donne con figli che hanno salari e tassi di occupazione molto più bassi rispetto alle altre categorie

“In giorni in cui i riflettori si sono tragicamente riaccesi sulla violenza di genere e con il Paese mobilitato per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è importante aprire una riflessione complessiva sulle disuguaglianze di genere” evidenzia la consigliera regionale Donatella Porzi che denuncia la discriminazione di genere che colpisce le donne e le madri nel mondo del lavoro. 
Si basa sui dati dell’Inps e dell’Aur che mostrano come le donne con figli abbiano salari e tassi di occupazione molto più bassi rispetto alle donne senza figli, e agli uomini, e chiede una riflessione complessiva sulle disuguaglianze di genere e sulle politiche per contrastarle.

Spiega Porzi: “Se solo il fatto di essere donne significa essere svantaggiate rispetto agli uomini, essere donne e madri è un ulteriore punto di caduta nel mondo del lavoro. Ci sarebbe piaciuta una smentita e invece a metterlo in luce, nel corso di un convegno che si è tenuto nei giorni scorsi, è stato il Commissario straordinario dell’Inps, Micaela Gelera: i salari lordi annui delle donne che hanno avuto figli, a quindici anni dalla maternità sono inferiori del 53% rispetto a quelli delle donne senza figli. Non solo il tasso di occupazione delle madri è inferiore a quello delle donne senza figli, basti pensare che in Umbria a fronte di 100 donne tra i 25 e i 49 anni occupate senza prole, ve ne sono solo 80 con almeno un figlio in età prescolare 0-5 anni, ma la maternità incide pesantemente anche sulla loro retribuzione”. 

E ancora: “Le mamme sono ulteriormente penalizzate rispetto ad un gender pay gap diffuso e generalizzato in tutto il Paese che non risparmia la nostra regione, dove si traduce in una differenza percentuale remunerativa tra uomo e donna che mediamente si attesta al 25 per cento. Una differenza significativa, cospicua, come evidenziato nell’ultimo rapporto dell’Aur, Agenzia Umbria Ricerche, dedicato alle asimmetrie di genere, dal quale emerge un altro dato altrettanto significativo: oltre a essere penalizzate dal punto di vista remunerativo rispetto agli uomini, le lavoratrici umbre sono al di sotto degli standard anche rispetto a quanto accade a livello medio nazionale, con uno scostamento del -6,3%, e ancor più nel Centro-Nord, dove la differenza sale al -10.9%”. 

Porzi sostiene che le donne debbano avere opportunità lavorative di qualità, in cui le loro competenze e i loro meriti siano valorizzati. Inoltre, le donne hanno il diritto di conciliare il lavoro con la maternità e la cura della famiglia.

La consigliera inoltre mette in luce il gap retributivo tra le donne con e senza figli, evidenziato da Gelera, e sottolinea la persistente disuguaglianza nell’Umbria. Spera che il Pnrr favorisca l'inclusione e l’uguaglianza di genere, in linea con le iniziative delle Nazioni Unite e dell’Europa. Ricorda anche che il Defr 2024 deve intercettare il cambiamento e investire sulla parità, in un contesto di crisi, guerre e competizione globale. 

“Ben vengano iniziative come quella organizzata per giovedì prossimo dalla Camera di Commercio dell’Umbria insieme al comitato unico di garanzia e a quello dell’imprenditoria femminile per approfondire ‘La discriminazione di genere nei luoghi di lavoro. Prevenire, conoscere, contrastare’. Mi piace ricordare che è proprio studiando il divario di genere nel mercato del lavoro che una professoressa di Harvard, Claudia Goldin, ha appena vinto il Nobel per l’Economia 2023” ha concluso la consigliera Porzi. 

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