Congresso Pd Umbria, fusione Pensi-Verini: "Se non cambiamo, Lega e 5Stelle continueranno a prenderci a calci"

La corsa alla segreteria regionale diventa un duello Verini-Bocci: "Partito libero e aperto, serve aria nuova"

Uno più uno, con la fusione del 40enne e dell'uomo che era in sala parto quando è nato il Pd, fa comunque uno. Al congresso del Partito Democratico dell'Umbria Andrea Pensi e Walter Verini si presentano come un sol uomo, letteralmente. E la corsa è solo a due. Walter Verini da un lato, Gianpiero Bocci dall'altro.

Una poltrona per due, come è tradizione sotto Natale, per guidare il Partito Democratico dell'Umbria. La poltrona in ballo il 16 dicembre è quella del segretario regionale del Pd. L'appello del parlamentare dell'Alto Tevere a "Rigenerazione democratica" ha fatto breccia. E allora via, insieme, per "aprire porte e finestre del Partito Democratico. Per un congresso delle idee - dice Verini -, per un partito più aperto e meno oppresso dalle lotte di potere e dalle correnti". 

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E non si tratta di un cartello elettorale per la scalata al congresso, ma "della fusione dei programmi. E' un'affluenza". Perché, spiega il candidato Verini, "condivido le loro idee e ho l'ambizione di fare l'allenatore per rimboccarci le maniche e far respirare il partito. Apriamo le porte e pure le finestre. Serve un nuovo protagonismo di chi crede nel Pd". Una frecciata leggera leggera, che anticipa però la mazzata: "Essere giovani e avere esperienza non sono colpe, ma condizioni. Essere dirigenti significa creare le condizioni per la propria successione. E questo è un obbligo". Sentito? Leggermente diverso dal "mai mettere le generazioni contro, perché chi perde nello scontro sono sempre i giovani" del candidato Gianpiero Bocci. E' il congresso, bellezza. E un fronte contro un altro. Anzi, meglio: "Qui si tratta di votare per un progetto (quasi come lo intedeva Heidegger), non per un candidato segretario".

Simona Meloni, vicesindaco di Piegaro e colonna di "Rigenerazione democratica", in tema di correnti non ha dubbi: "Questa è l'apertura di una fase nuova. Abbattiamo le correnti che hanno spazzato via idee e persone. Questo è un progetto serio di Pd per le amministrative 2019 e le regionali 2020. Diamo un'altra possibilità all'Umbria, oggi il centrosinistra è più importante che mai per colmare il senso di abbandono sociale". 

A saldare a doppio filo Pensi e Verini è Francesco De Rebotti, sindaco di Narni e presidente dell'Anci Umbria. Il terzo vertice del triangolo che ha trasformato due mozioni in una sola. Il motore immobile che ha costruito le condizioni per l'affluenza dei fiumi in un solo, grosso lago.
Ovvero, in caso di vittoria, Verini segretario regionale e Pensi vicesegretario. Un ticket a tutti gli effetti. Detto con le parole del parlamentare dell'Alto Tevere: "Francesco è stato quello che ha creduto più di tutti nell'autonomia. E' stato quello che ha lavorato più di tutti per far affluire le due mozioni. Voglio che Francesco svolga un ruolo apicale nel partito". Per dirla con il sindaco di Narni, al Pd serve "innovazione e cambiamento, con il sapore antico della politica come andrebbe sempre fatta". Traduzione: "Rinsaldare un rapporto con i cittadini e la società, con umiltà e senza spocchia". Un esempio? Perugia: "Complimenti a Perugia - dice De Rebotti - per la candidatura di Giuliano Giubilei. Una scelta così, un'apertura di questo tipo e con figure di questo spessore deve diventare un modello". 

E non è ancora finita. Il sindaco di Gualdo Cattaneo, Andrea Pensi, suona ancora la carica: "Questo congresso è una battaglia ideale per riaffermare la libertà dei nostri iscritti. Serve una fase movimentista per recuperare le nostre idee originarie e ricostruire un rapporto sentimentale con un pezzo di mondo che non vota più Pd". E parla anche di "radicalità, accorgersi dei problemi che cadono sempre sulle spalle degli ultimi dell'Umbria. Da soli - ha spiegato Pensi - non si cambia l'Umbria e il Pd . E' un lavoro da fare insieme, per cambiare radicalmente e rigenerare il partito".

Verini la sintetizza così: "Se non vogliamo essere presi a calci nel sedere da Lega e 5Stelle dobbiamo essere noi a cambiare". E anche: "La migliore sinistra è quella che non ha avuto paura di cambiare. E' quella che ha coraggio". Granata nella sede di via Bonazzi: "E' la sinistra di Berlinguer".

Dal colosso all'Umbria il passo è breve: "La politica deve decidere e controllare i programmi stabiliti, non la gestione delle partecipate o del pubblico. Deve contare la competenza, non la tessera. L'appartenza non deve essere il criterio. Voglio un partito aperto e libero, con una dialettica e una crescita interna. Per questo - tuona Verini - chi fa il segretario regionale deve chiamarsi fuori dalle elezioni regionali. La nostra missione è quella di ricostruire un partito nel territorio. Per le elezioni regionali voglio un centronistra largo, aperto, arioso. Se vinciamo le amministrative del 2019 e le regionali del 2020 il mio mandato può considerarsi finito". 

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