Congresso Pd Umbria, Bori: "Serve un confronto aperto e democratico, ma lontano dai caminetti"

Il capogruppo dem risponde, sempre per lettera, agli altri tre candidati. De Rebotti: "Vedi, Tommaso, non basta offrirci un posto"

Il congresso del Pd più epistolare di sempre - e il confronto/scontro/duello tra i quattro candidati - si arrichisce di un nuovo capitolo. Sempre su carta, ma non bollata (almeno stavolta). Tommaso Bori (a differenza dei Corinzi) risponde alle lettere di Torrini, Presciutti e De Rebotti con un'altra lettera. E dice ni (sì, proprio ni) all'incontro in Valsorda messo sul tavolo dal sindaco di Gualdo Tadino: "Bene l’informalità e altrettanto bene provare a discutere in un clima sereno e disteso del futuro del Partito Democratico dell'Umbria - scrive - . Proviamo, però, a farlo nelle sedi opportune, senza per forza trovarsi attovagliati in un ristorante o arrivare a scambiarsi solo messaggi a mezzo stampa. È giunta l’ora, o forse è già passata la tempo, di uscire dalla logica dei caminetti, in cui solo a pochi, ad esempio a noi quattro candidati alla Segreteria, è concesso il privilegio di decidere sulla testa degli altri. Serve un confronto aperto e democratico, come quello che anche voi stessi auspicate". 

E ancora, con stoccata politica: "Ricordando sempre, a me stesso e a voi, che l'avversario non è all'interno del PD ma fuori: sono le destre a trazione leghista che avvelenano la nostra società".

Pochi giorni fa - sabato 10 ottobre, per l'esattezza - il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti, ha mandato alle stampe un'altra lettera aperta, indirizzata al capogruppo in consiglio regionale, dopo che in un'intervista a Il Messagero Bori aveva teso la mano ("Siamo quattro candidati, ognuno portatore di esperienze significative, ognuno con una storia e una personalità. Possiamo vivere questo come una ricchezza, per ora e per dopo. Propongo un patto tra di noi: facciamo un bel dibattito sui contenuti, e chiunque farà il segretario, impegniamoci a lavorare tutti e quattro per l’unità e la ricostruzione del partito. Se dovessi essere io, mi impegnerei fin da ora a coinvolgere pienamente gli altri nel gruppo dirigente").

"Vedi, Tommaso - ha scritto De Rebotti - , la questione non si risolve banalmente offrendoci un posto negli organismi dirigenti regionali. La questione, invece, si può risolvere offrendo agli umbri un PD con un profilo di governo, inclusivo e plurale, aperto e attrattivo. Apriamo e decidiamo, dando seguito alla volontà di voltare insieme le pagine, di scrivere una storia diversa. E siccome qui non c’è nessuno che ha paura del confronto, avanzo a te, a Massimiliano e ad Alessandro una proposta: chiediamo ad una TV locale di ospitare un “dibattito all’americana” tra noi quattro, con al centro le questioni concrete che interessano gli umbri. Mi sembra un buon modo, in sicurezza, per rimettere al centro la politica". 

Congresso Pd Umbria, la lettera di Tommaso Bori

Cari Alessandro, Francesco e Massimiliano,

mi fa piacere che abbiate accolto il mio appello a voltare pagina, insieme. La nostra comunità ha fame e sete di futuro, i democratici umbri hanno voglia di riscatto e non di nuove attese.

Leggo con favore la proposta di ragionare insieme su come rendere questo Congresso maggiormente ricco di spunti costruttivi e di occasioni confronto: ero e rimango disponibile ad ascoltarci e ad interloquire, come è naturale e opportuno che sia.

Bene l’informalità e altrettanto bene provare a discutere in un clima sereno e disteso del futuro del Partito Democratico dell'Umbria.

Proviamo, però, a farlo nelle sedi opportune, senza per forza trovarsi attovagliati in un ristorante o arrivare a scambiarsi solo messaggi a mezzo stampa.

È giunta l’ora, o forse è già passata la tempo, di uscire dalla logica dei caminetti, in cui solo a pochi, ad esempio a noi quattro candidati alla Segreteria, è concesso il privilegio di decidere sulla testa degli altri. Serve un confronto aperto e democratico, come quello che anche voi stessi auspicate.

Durante questa prima settimana di campagna congressuale, grazie alle tante iniziative promosse in giro per l’Umbria, ho incontrato tanti iscritti e simpatizzanti e parlato di politica, dentro i circoli, per strada e nelle piazze. Vi assicuro che in giro, tra la nostra gente, c’è tanta voglia di confrontarsi, di riprendere la parola e parlare di idee e progetti per l’Umbria. Molto meno di discutere di ruoli e di nomi. Ancor meno di cavilli e ricorsi.

Continuo a credere che il Congresso non sia un traguardo, ma i nastri di partenza: non un punto di arrivo, ma di inizio per una nuova fase del PD umbro. A noi spetta il compito di non deludere le aspettative dei nostri iscritti che sperano che il nostro partito riprenda al più presto il proprio cammino evitando il rischio di un’ennesima falsa partenza. Ricordando sempre, a me stesso e a voi, che l'avversario non è all'interno del PD ma fuori: sono le destre a trazione leghista che avvelenano la nostra società. 

Congresso Pd Umbria, le lettera di Francesco De Rebotti 

Caro Tommaso,

ho letto con grande attenzione e soddisfazione la tua intervista perché, dopo tanto tempo, trovo, finalmente, se non altro un terreno comune di riflessione.

Proprio per questo mi è utile spiegarti meglio, se ancora non fosse chiaro, che la questione del Congresso non è il suo tempo di svolgimento.

Un tempo purtroppo infausto, complesso e disabitato, messo ancora più in difficoltà dalla situazione sanitaria che stiamo vivendo.

La questione non è neppure la ribalta dei “cavilli” e, comunque, mi permetto di consigliarti di non manifestare tutta questa insofferenza nei confronti delle regole e delle procedure, perché in politica il metodo è sostanza.

Il problema più grande è il tipo di Congresso che stiamo portando avanti, un Congresso completamente impermeabile alla politica, che fin dal suo primo vagito ha assunto le sembianze tristi di una conta tra pochi reduci di una fase depressiva del PD. Un Congresso per "addetti ai lavori", per pochissimi iscritti, abbandonati e alienati, e riavvicinati con i metodi della gestione del consenso.

Senza quindi la possibilità di mettere in gioco energie nuove o di ritorno, ripensamento di chi si è allontanato o è stato allontanato.

Un'apertura a cui doveva corrispondere un'adesione, un'iscrizione frutto della propria volontà e con metodo chiaro e trasparente.

Un congresso soprattutto aperto, in ascolto della società umbra.

Un grande appuntamento di confronto che il PD poteva e doveva costruire con profonda umiltà e generosità, mettendo sul piatto non l'autorevolezza del distintivo ma quella che passa dalla capacità di aprirsi, ascoltare, modificare ed arricchire quella che doveva essere una piattaforma ed una visione innovativa e partecipata delle nostre terre.

Arricchita da valori, idee, progetti su cui interloquire col governo nazionale e sfidare le destre locali e fare dura e profonda opposizione.

Sull'utilizzo del Recovery Fund, sul Mes, sul futuro per il quale l'unica certezza, ora, sono le risorse.

Senza percorsi salvifici che rischiano, surrettiziamente, di nascondere altro, come purtroppo sappiamo bene.

Che fanno invece trasparire parole, concetti, parole d'ordine che per distanza dalla realtà e dalla genuinità appaiono ancora più dolorose, perché rischiano di cadere a terra appena pronunciate o scritte.

Sono estremamente deluso e dispiaciuto di assistere a tutto ciò, non avrei mai voluto vedere e vivere uno scarto così evidente tra la cruda realtà e quello che penso, per certi versi sogno o ho sognato per tanto tempo, in mezzo a mille difficoltà, fasi particolari e dolorose della nostra comunità.

Penso anche che i pochi giorni che avremo dovremo spenderli, ognuno secondo la nostra coscienza e disponibilità, a dare un senso diverso a questa storia recente, inadeguata ai nostri tempi ed all'appuntamento che la storia ci e ti riserva, essendo tu il più autorevole esponente politico ed istituzionale del PD dell'Umbria.

Potrei arricchire l'analisi di esempi che dimostrano l'insensatezza di questa vicenda politica, l'allontanamento siderale allo spirito fondante il PD, quello di Spello per intenderci, visto che è stato generato anche dalle nostre terre.

Non lo faccio perché ho a cuore questa comunità.

Vedi, Tommaso, la questione non si risolve banalmente offrendoci un posto negli organismi dirigenti regionali. La questione, invece, si può risolvere offrendo agli umbri un PD con un profilo di governo, inclusivo e plurale, aperto e attrattivo.

Apriamo e decidiamo, dando seguito alla volontà di voltare insieme le pagine, di scrivere una storia diversa.

E siccome qui non c’è nessuno che ha paura del confronto, avanzo a te, a Massimiliano e ad Alessandro una proposta: chiediamo ad una TV locale di ospitare un “dibattito all’americana” tra noi quattro, con al centro le questioni concrete che interessano gli umbri. Mi sembra un buon modo, in sicurezza, per rimettere al centro la politica.

Ne approfitto per dirti che nel frattempo ho aderito alla proposta che ci ha avanzato Massimiliano di incontrarci lunedì in Valsorda, per parlarci respirando aria buona, della quale abbiamo tanto bisogno.

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PS: il tema dello svolgimento del congresso in sicurezza non lo pongo io, ma i fatti: l’aumento dei contagi e gli ulteriori dpcm che il Governo si appresta ad approvare. Su questo, però, sono certo che non ci potrà essere discussione tra noi.

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