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Bilancio Perugia in cerca di liquidità, vendere o non vendere le farmacie comunali?

La Corte dei Conti ha chiesto un piano per arginare le anticipazioni di cassa. Il sindaco e l'assessore stanno redigendo un piano. Forza Italia propone la vendita dell'Afas. Una parte del Pd dice no. Ecco cosa succede a Palazzo dei Periori

Vendere o non vendere il gioiello di famiglia? Vendere o non vendere l'unica società comunale che produce utili ed ha un grande mercato? Il pezzo pregiato è l'intero pacchetto Afas, le farmacie comunali che Perugia estende fino a Corciano e Torgiano. Il balletto del vendere o non vedere è un classico. Ora è ritornato di moda dopo che il sindaco Romizi ha ereditato i conti dall'ex sindaco Boccali e in questi tre anni, al di là della spending revew, ha dovuto fare un ricorso alle anticipazioni di cassa.

La crisi non fa pagare tasse e bollette ai cittadini. Il recupero delle somme è difficile. La Corte dei Conti ha spedito una lettera al Comune dove chiede di mettere in campo un percorso virtuoso per sanare questa difficile situazione, pur apprezzando le politiche di contenimento della spesa di questi anni. Il sindaco Romizi deve sciogliere le riserve entro il 15 gennaio quando in consiglio comunale presenterà il piano. Il pacchetto dell'assessore al Bilancio Cristina Bertinelli prevede: nuova campagna di alienazione di beni comunali (sui 5 milioni di euro), recupero Tari, vendita quote minimetrò. Vendere le Farmacie comunali è una idea partorito da Forza Italia. Il sindaco Romizi non è proprio convinto dell'operazione e vorrebbe tenerle in casa dato che producono entrate certe e importanti servizi al cittadino. "Prendere in considerazione si deve prendere in considerazione tutto. Ma l'Afas rappresenta una entrata strutturata importante per Perugia. Dico no alla vendita": ha tuonato ai suoi.

Ci sono altre misure in campo: la vendita delle aree Peep e persino i ritocchi a tariffe per mense e forno crematorio. L'ipotesi di Forza italia di vendere l'Afas ha creato grandi malumori in casa Partito Democratico.

Il consigliere comunale Erika Borghesi ha ribadito di essere contraria:  “E’ una proposta che mi lascia molto perplessa” – continua la consigliera del PD – “Al di là della questione della perdita di importanti utili che si subirebbe con questa vendita, il mio stupore viene dal fatto che pensare ad un’ipotesi del genere significa non avere minimamente idea del territorio e soprattutto realtà virtuose e positive della nostra città. Infatti proprio a inizio dicembre Assofarm, Federazione Nazionale che rappresenta tutte le farmacie comunali, ha scelto la nostra città per un evento in occasione della Giornata Nazionale delle Farmacie Comunali. Ed è stato Il suo Presidente Venanzio Gizzi a comunicare che si è trattata di una location non casuale, ma dettata dal fatto che AFAS rappresenta una vera eccellenza a livello nazionale tra l’altro per la sua gestione sanitaria perfetta dei presidi farmaceutici e per i suoi solidi bilanci in grado addirittura di contribuire alla realizzazione delle opere pubbliche dell’ente proprietario. E’ il segnale che questa maggioranza è politicamente sempre più in difficoltà e lontana dal territorio e che affronta con un approccio superficiale temi fondamentali per i cittadini come appunto quello della gestione delle farmacie comunali.”

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