Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica Città di Castello

Città di Castello, Marchetti (Lega) ci mette la faccia e svela: "Ecco perchè siamo fuori dal ballottaggio". Gli errori, gli alleati e Lignani

"Con i voti di Forza Italia saremmo andati al ballottaggio ma i vertici regionali, per logiche extra la nostra città, hanno assecondato un piccolo gruppo di dirigente mentre la base forzista voleva venire con noi". "Abbiamo provato fino all'ultimo ad andare uniti, ma Fratelli d'Italia era fissa su Lignani"

"Abbiamo lavorato tanto e fino all'ultimo per cercare di arginare questa divisione all'interno del centrodestra, ma non è stato possibile, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Per 300 voti non siamo al ballottaggio". Riccardo Augusto Marchetti, astro nascente della Lega e uomo di fiducia di Matteo Salvini, nominato proprio da Salvini Commissario della Lega nelle Marche ma cresciuto "a pane e Città di Castello", non si nasconde e ci mette la faccia per spiegare la caduta pesante in Altotevere, proprio qui dove è nata la Lega Umbria e dove alle elezioni politiche del 2018 ha battuto nel collegio alla Camera un pezzo da novanta del Pd come Gianpiero Bocci.

“Il risultato è negativo, questo non possiamo negarlo, perché prenderne coscienza è il primo passo per evitare di commettere gli stessi errori in futuro, ma siamo consapevoli che la responsabilità sia da attribuire al mancato accordo con Forza Italia e Fratelli d'Italia. Abbiamo ed ho provato in prima persona ad evitare la rottura chiedendo un nome di area a Fratelli d'Italia diverso da quello dell’amico Andrea Lignani Marchesani, ma non ci è stata mai proposta una alternativa valida e in grado di poter veramente vincere e poi governare Città di Castello, che è uno dei centri economici e culturali più importanti dell’intero tessuto regionale. Sul risultato potrebbe anche aver influito l’attuale situazione politica umbra, non proprio favorevole per la Lega".

Marchetti spiega anche il ‘no’ alla candidatura unitaria di Andrea Lignani Marchesani, oggi Fratelli d'Italia, ma con un forte passato in Alleanza Nazionale e in correnti anti-Finiane. "Non discutiamo sull'uomo, sul professionista che è Andrea, ma Città di Castello ha una forte cultura riformista e, in caso di ballottaggio, una figura così legata alla destra sociale, avrebbe creato non poche difficoltà e di certo avrebbe rischiato di non ottenere ampio consenso. Eravamo dunque alla ricerca di una figura in grado di intercettare e rappresentare il maggior numero di cittadini, anche perché Lignani è stato già candidato a sindaco".

Dati alla mano non è di certo un caso che alla fine la coalizione di Lignani sia arrivata ultima, seppur col sostegno della lista di Fratelli d'Italia che ha fatto un buon risultato, ma con una civica del presidente che ha ottenuto ben pochi voti. Ma Marchetti ha un rimpianto: la decisione di Forza Italia di schierarsi con Lignani. "Forza Italia regionale non ha voluto ascoltare tutta la base, ma si è limitata ad assecondare alcuni esponenti legati al candidato Lignani. Ci sono storici rappresentanti del movimento di Berlusconi che in caso di rottura volevano portare il simbolo in coalizione con la Lega, altri vicini agli azzurri si sono addirittura candidati con noi. Con i voti di Forza Italia saremmo andati al ballottaggio e avremmo convinto anche qualche deluso che, vista la divisione, non si è recato alle urne al primo turno. I vertici regionali avrebbero dovuto ascoltare tutta la base perché è soltanto questa a conoscere bene sia le dinamiche del territorio che gli uomini. Purtroppo però sono state seguite altre logiche e prese decisioni che poco avevano a che fare con gli elettori tifernati di centrodestra".

E ora da dove ripartire? “Ora ripartiamo dalla politica intesa come ascolto dei cittadini. Intendiamo continuare ad essere un presidio e un punto di riferimento per tutti i territori, dal centro storico alle frazioni, e lavoreremo in Consiglio Comunale per produrre proposte concrete a vantaggio di tutti i tifernati”. Ma ricominciare dalla politica vuol dire anche pensare alla riorganizzazione della Lega per le prossime sfide. Marchetti, da esperto commissario nelle Marche, sa bene che bisogna analizzare con serietà questa sconfitta, che è figlia di un sistema che va oltre Città di Castello. “Ho parlato con Matteo (Salvini) più volte. Ci siamo già rimessi al lavoro", ha concluso.

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