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Centro Espulsioni anche in Umbria; il Governo lo vuole ma il sindacato "rosso" dice no: "Più accoglienza diffusa"

Mentre le grandi istituzioni umbre non si sbilanciano, i partiti attendono, è il coro del no che si fa sentire schierando il pezzo più forte di una sinistra in cerca di identità e voti anche in Umbria. Ecco per la Cgil dice no alla proposta del Centro Espulsione

I centri espulsione erano un tema che faceva discutere, divideva ed era nell'agenda della politica dell'opposizione e della maggioranza. Correva l'anno 2013 e soprattutto Perugia era al centro di una bufera di crimini - spaccio e clan stranieri padroni della città - che si trasformò poi in un vero e proprio tsunami mediatico. 

Quattro anni dopo è ora il ministro degli interni Minniti (cultura di sinistra, tessera Pd) a rilanciare il progetto di nuove strutture anti-clandestini in Umbria. Ma la notizia o non entusiasma più o invece crea imbarazzo nel Pd e nel centrosinistra. Da sinistra si ribadisce un no pesante ma a livello regionale e nei maggiori comuni sia Rifondazione che Sel non sono rappresentati. Resta il baluardo della Cgil che torna a tuonare e minacciare di mobilitare i propri iscritti. Con il terrorismo alle porte nuovi Cie sono visti con occhi diversi anche dalla Giunta regionale e da pezzo importanti dei democratici.

“La proposta del ministro Minniti di aprire un Cie in ogni regione italiana è per noi assolutamente irricevibile - affermano gli esponenti Mischianti e Scarpelli - anche perché l'esperienza di questi centri in altre regioni italiane è risultata assolutamente fallimentare. Si tratta di luoghi in cui sono stati continuamente violati i diritti umani e la dignità delle persone, dando vita nella maggior parte dei casi a una lunga e inutile detenzione senza risolvere il problema dell’identificazione".

Per la Cgil si deve continuare a rinforzare la strada politica già scelta dall'Umbria: quella basata sull’accoglienza diffusa che permette la presenza di 3.263 persone, delle quali 408 sono state inserite nello Sprar". 

"Non si vede come introdurre in questo contesto un CIE possa essere in alcun modo di aiuto. Piuttosto - concludono Mischianti e Scarpelli - sollecitiamo il ministero dell’Interno a pubblicare quanto prima il bando per l’affidamento dei servizi di accoglienza dei richiedenti asilo nella provincia di Perugia per l’anno 2017, che ad oggi non risulta pubblicato”.

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