Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

Salute, De Luca contro la Regione: "Vittime dell'amianto abbandonate e censimento dei rischi fermo da 10 anni"

Secondo il capogruppo regionale M5S "emerge una situazione in netto contrasto con quanto previsto dalle decisioni della Regione si impegnava ad adottare una serie di iniziative in riferimento alla gestione dei manufatti in cemento e amianto"

Il censimento della presenza di cemento e amianto è fermo da 10 anni e il Fondo regionale non è ancora stato istituito. Una situazione in netto contrasto con gli impegni ad adottare una serie di iniziative in riferimento alla gestione dei manufatti in cemento e amianto.

iI capogruppo regionale M5S Thomas De Luca segnala la risposta della direzione regionale Salute e Welfare dopo un accesso agli atti in relazione al censimento dei manufatti che costituiscono un rischio per la salute dei cittadini umbri: “A distanza di cinque anni permangono diverse zone d'ombra- afferma De Luca - Parliamo di un settore che solo nel 2019 è costato la vita in Umbria a circa 120 persone”. Secondo i dati dell'Osservatorio nazionale, risultano essere 95 i morti stimati in Umbria nell'ultimo anno per patologie correlate all'amianto: 25 casi di mesotelioma mortale segnalati sul territorio regionale, 50 decessi per tumore del polmone da amianto e 20 morti per malattie correlate.

“L'ultimo censimento dettagliato dei siti in cui è stata riscontrata la presenza di manufatti in cemento e amianto risale agli anni 2009-2011 – prosegue De Luca - Censimento che ha portato alla bonifica di 234 siti dai quali è stato rimosso un quantitativo di manufatti cemento-amianto pari a poco meno di 2.000 tonnellate. Purtroppo non è stato possibile ricevere risposta sull'istituzione di programmi di sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti. E questo perché, secondo la direzione regionale Salute e Welfare, ‘in assenza di alcuna iniziativa legislativa, il Fondo regionale non risulta, allo stato attuale, istituito’”.

Per il consigliere regionale si tratta di “una mancanza a cui va posto subito rimedio. Rispetto all'Asl Umbria 2 mancano adeguate verifiche e indagini per quanto riguarda la presenza di fibre di amianto nell'acqua potabile distribuita negli acquedotti comunali. ‘Pur in assenza di qualunque evidenza di rischio per la salute umana - si legge nella risposta alla nostra istanza di accesso agli atti - l'azienda sanitaria locale Umbria 2 è intenzionata ad avviare un'indagine analoga a quella realizzata nell'altra Asl’. Il Dipartimento di Prevenzione ha siglato con Umbra Acque un protocollo d'intesa per la realizzazione di una serie di indagini a campione sulle condutture degli acquedotti comunali presenti sul territorio dell'Asl 1. Analoghe iniziative, seppur annunciate, non sono state portate avanti nell'area di pertinenza dell'Asl 2. Per quanto riguarda l'iniziativa privata – conclude De Luca - nel corso dell'ultimo quinquennio i competenti Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione delle Asl umbre hanno evaso complessivamente 2.659 richieste di smaltimento di manufatti, ma non conosciamo al momento la dimensione media delle superfici bonificate”.

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