Domenica, 21 Luglio 2024
Politica

Ballottaggio - Caponi vota per Vittoria Ferdinandi, ma solo perché è "escluso quello per la destra"

L'ex senatore analizza la campagna elettorale del "cartello progressista, che andrà studiata in futuro", svuotata di contenuti politici e programmatici

Caponi “picchia duro” sulla candidata Ferdinandi, ma escludendo qualsiasi ipotesi di voto per la “destra”, indica la compagine progressista come quella alla quale andrà il voto al ballottaggio.

L’ex senatore Leonardo Caponi, uscito dalla tornata elettorale con uno 0,55%, affida ai social la sua riflessione sul voto e sull’imminente ballottaggio. “Il nuovo Pci di Perugia ha affrontato e condotto la campagna elettorale per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale con l’obiettivo di costruire un terzo polo di sinistra alternativo ai due schieramenti politici potenzialmente maggioritari, quello progressista e quello di centro destra, ritenendoli non uguali, ma entrambi prigionieri delle politiche atlantiste e neoliberiste e in conseguenza di questo di non presentare tra loro diversità programmatiche di fondo o comunque non essere sufficientemente dissimili su punti decisivi e caratterizzanti per il futuro della città e il suo necessario cambiamento” scrive Caponi, ribadendo l’impegno “con generosità e passione (e va a loro il nostro plauso e ringraziamento)” dei volontari che hanno sostenuto lo sforzo elettorale “tenendo conto delle condizioni straordinarie e per noi proibitive nelle quali si è svolta la campagna” che “va giudicato soddisfacente e apprezzabile. Al di là del risultato numerico del voto abbiamo aggregato, là dove prima non c’era niente, un gruppo di compagni/e, alcune delle quali giovani, su cui si potrà sviluppare in futuro il progetto di costruire a Perugia la presenza del Pci e di una sinistra”.

L’ex senatore passa poi a spiegare quali sarebbero “queste condizioni estreme” che hanno influito sul risultato elettorale. In primo luogo “la modestia delle risorse e dei mezzi” a fronte della “americanizzazione della politica intervenuta nel nostro Paese” e delle risorse messe in campo da Scoccia e Ferdinandi. In secondo luogo quella che chiama “polarizzazione tra due candidate che ha cannibalizzato tutte le altre forze”, riconoscendo al “cartello progressista” la sperimentazione “a Perugia di una nuova forma di propaganda elettorale che in futuro andrà studiata e che, mettendo sostanzialmente al bando la politica e i partiti (emblematico il fatto che in nessuna manifestazione si siano visti i loro simboli) e puntando sul cosiddetto ‘civismo’ – scrive Caponi - ha di fatto e prevalentemente sostituito i contenuti e la concretezza dei programmi con una rappresentazione di carattere immaginifico e fiabesco che ha fatto leva sulla cultura televisiva del reality show e del gradimento pubblico del bello e di un mondo di meraviglie senza fine”.

Caponi non è stato “tenero” con Vittoria Ferdinandi sin da subito e ha proseguito su questa linea, anche oggi che di fatto ne consacra l’appoggio. “Ci siamo trovati di fronte alla figura di una candidata a Sindaco che è stata presentata e vissuta come ‘di sinistra’, qualificata ‘brava persona’, apparsa come anti vecchio Pd, la quale (in linea con la moda del leaderismo) ha catalizzato e nascosto sulla propria individualità le evidenti contraddizioni e differenze, che non tarderanno a manifestarsi sia in caso di vittoria sia di sconfitta, di un cartello elettorale composito (ancora più sbilanciato a destra ora con l’arrivo di Monni e la designazione della Sartore) il cui asse politico, anche per effetto del fatto che il Pd, vecchio o nuovo che sia, ne rimane l’azionista di riferimento, rimarrà atlantista e neoliberista”.

Secondo Caponi “la forza principale del cartello progressista è consistito nel fatto che esso ha interpretato (con una dimensione e una forza che noi non potevamo avere) il decennale desiderio di rivincita degli elettori della ‘sinistra’, amplificando la loro preoccupazione per la permanenza della destra alla guida della città, in un quadro nel quale la destra è governo del Paese. Questa destra è stata semplificata, soprattutto dai vecchi dirigenti del Pd di derivazione ex comunista, come ‘i fascisti’ – si legge nella nota dell’ex senatore - Sulla base della drammatizzazione del pericolo fascista a Perugia (infondata nei termini in cui veniva presentata e vantando rispetto ad essa una differenza programmatica spesso sfumata) è stata condotta nei nostri confronti (e soprattutto nei mie confronti) una pressione fortissima, intollerante, a tratti persino verbalmente violenta al fine di descrivere e presentare il nostro voto come un ‘aiuto alla destra’ e ai ‘fascisti’ o, nel migliore dei casi, come un voto sprecato”.

Parole pesanti anche per quanto riguarda l’analisi politica del voto: “Sotto la superficie dell’amore e dell’incanto recitato dalla candidata a sindaco è vissuta una pratica spregiudicata del voto utile che ha ridotto sostanzialmente la potenzialità del nostri consensi, ai quali, per altro verso, è venuto un modestissimo, quasi inesistente, contributo dalle altre forze della sinistra di alternativa una parte delle quali era già confluita nel cartello progressista o nel consenso alla candidata a Sindaco. Eccezioni tra queste forze sono stati il Fronte del Dissenso e Resistenza Popolare”.

E poi si arriva alla dichiarazione di intenti per il ballottaggio: “In ogni caso al di là di tutto, in quello che viene comunemente indicato come il popolo della sinistra, esiste tuttora una genuina preoccupazione (per quanto noi la possiamo considerare esagerata) nei confronti della permanenza del centro destra al governo della nostra città, oltre che del governo nazionale – scrive Caponi - È in considerazione e nel rispetto di questo sentimento diffuso e per non apparire contrapposti ad esso che come candidato a sindaco do ai compagni e agli elettori per il ballottaggio di domenica prossima, l’indicazione di voto per la candidata del cartello progressista, ferma restando per ciascuna e ciascuno la legittimità di altre opzioni di voto (naturalmente escluso quello per la destra), anche in considerazione della constatazione che il cartello progressista non presenta il voto stesso come un’alternativa tra sinistra e destra, ma fondamentalmente tra due persone”.

Caponi non intende fermarsi qui, però, e ribadisce “che il Pci di Perugia conferma il suo impegno e la sua decisione, dopo la campagna elettorale e per il futuro, di lavorare per la costruzione a Perugia di una presenza comunista e di sinistra e ad avviare a questo fine la ripresa di rapporti di confronto e collaborazione unitaria con tutte le forze disponibili”.

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