Caos ricostruzione, ennesimo incontro con il Governo. I sindaci: "Dateci più poteri, se no qui se ne vanno tutti..."

Che fine hanno fatto le promesse in campagna elettorale per le Regionali di Conte e Maio? Sindaci esasperati minacciano proteste alla Capitale. Ancora una volta offerta una ricetta salva-ricostruzione ma il Governo...

E' inutile nasconderlo, regna il caos nella ricostruzione sismica dei paesi terremotati, tra i quali anche quelli umbri, a tre anni dalla distruzione. Il Governo Conte promette, mette risorse ma poi non riesce a dare gli strumenti operativi per abbattere la burocrazia e per arginare quelle normative buone per l'ordinaria amministrazione ma penalizzanti in caso di emergenza. Regna il caos ma anche lo sconforto tra i cittadini e operatori commerciali della Valnerina umbra, dei piccoli comuni terremotati di Lazio, Marche e Abruzzo.

Il presidente dell'Anci Umbria Rebotti lo ha ribadito ancora una volta, all'ennesimo esponente di Governo (stavolta il vice-ministro Crimi), nell'ennesimo incontro dove si chiedono strumenti operativi reali per far tornare la gente quanto prima nelle case. "Si corre il serio pericolo di aver messo una mole di risorse in un sistema bloccato e di non ritrovare i veri protagonisti della ripartenza, che sono i giovani, gli imprenditori e i cittadini”. Il sindaco di Norcia ha lanciato un ulteriore grido di allarme al Governo giallo-rosso: “Serve istituire una zona economica speciale ZES, per le aree colpite dal sisma, al fine di creare migliori condizioni per famiglie e imprese e permettere loro di scegliere di rimanere sul territorio”. Le aziende chiudono, le partite iva pure, le famiglie cercano lavoro altrove e i giovani non hanno futuro. E se continua così "i vecchi" non potranno vedere completata la propria casa distrutta dal sisma.

Ogni giorno che passa il grido dei sindaci è sempre più accorato ma non cambia mai nulla. Il presidente De Rebotti ha sottolineato, nel suo intervento “per molti è diventato impossibile continuare a vivere e investire in questi luoghi, a queste condizioni. Se non si ascoltano le richieste dei territori, tutti gli sforzi fin qui fatti, rischiano di essere vanificati dal fattore tempo. C’è il pericolo che le aziende rimaste scelgano di delocalizzare altrove la produzione e che i cittadini lascino il territorio”. Se il Governo nicchia e dà l'impressione, dopo tre anni, di non avere per nulla le idee chiare, dai territori arrivano richieste specifiche che se fatte proprie dai governanti romani ci sarebbe una svolta positiva.

Il sindaco Alemanno, in particolare, ha racchiuso in 18 punti le questioni più emergenti, a partire “dall’approvazione, nel decreto Milleproroghe, di correttivi alle norme del dl 123/2019 che consentano di rendere reale l’accelerazione della ricostruzione. Ma anche la riattivazione del Tavolo con il governo per avviare un lavoro per la ricostruzione, scaduto lo scorso 31 dicembre e ora in regime di prorogatio. Ma soprattutto, la necessità di affidare maggiori responsabilità decisionali e operative ai presidenti di Regione e di conseguenza ai sindaci, per far sì che la governance possa essere più vicina al territorio. E la nomina, in tempi strettissimi, del nuovo commissario straordinario per la ricostruzione, scaduto lo scorso dicembre”.

Il vice-ministro Crimi ha detto che riferirà al Premier e che trova ragionevoli le richieste. I sindaci sono stanchi e minacciano: "Pronti a scendere a Roma con tutto il nostro popolo". La campagna elettorale per le regionali è ormai lontana ma gli umbri non dimenticano i summit e le parole di Conte e Di Maio. Erano solo promesse o si vuole veramente aiutare queste famiglie, questi territori, questi italiani? Intanto il tempo impietoso passa velocemente.
 

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