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I Socialisti non ingoiano il rospo della mancata candidatura Rometti: niente appoggio ai candidati del Pd

Gli iscritti hanno ratificato la proposta dei vertici del partito che in Umbria vale un 4 per cento, con picchi del 6 a Perugia. Lo strappo è consumato: a rischio alcuni collegi uninominali

Incazzati neri. Il termine è forte e non certo bello da leggere sulle pagine di un quotidiano online. Eppure è la parola più appropiata per descrivere cosa prova il grande escluso socialista, Silvano Rometti, e il movimento stesso che sono rimasti per la seconda legislatura senza un rappresentante in lista. Eppure, secondo Rometti, in sede romana era stato confermato lo schema di un socialista nella lista del Pd in Umbria alla Camera. Purtroppo però è successo un qualcosa che ha fatto saltare il tutto. L'azione non è stata attribuita ai vertici del Pd a livello nazionale ma a quelli regionali - vedi Leonelli - che erano presenti nelle ultime ore a concordare la lista. Da quel momento la coalizione di centrosinistra in Umbria è entrata in crisi e dopo le lezioni questo clima  potrebbe provocate effetti immediati sul futuro della maggiaranza in altri comuni o in seno alla Regione stessa.  Gli iscritti hanno deciso che il Psi non prenderà parte a comitati o iniziative elettorali in vista delle elezioni politiche del 4 marzo.

E ancora:  la lista ‘Insieme’, che pure sarà presente in Umbria, non è espressione della componente socialista.  Il partito ha stabilito, inoltre, che non si impegnerà nel sostenere la lista dei candidati del Pd lasciando agli iscritti libertà di scelta. In Umbria, alle ulime regionali, il Psi ha ottenuto ben oltre 12mila voti. E si mormora che alcuni voglio contarsi e dare una lezione al Pd indirizzando i voti verso altri li soprattuto nelle storiche città dove sono ancora forti gli eredi del Garafono Rosso. 

“Consideriamo un errore politico – ha dettoil segretario provinciale Pastura – non aver rappresentato la componente socialista in Umbria nei collegi uninominali. C’erano tutte le condizioni per poter rafforzare la coalizione e, invece, il Partito democratico ha indicato solo suoi candidati. Queste elezioni politiche potevano essere l’occasione per rimarcare l’importanza di una coalizione politica di centrosinistra, ma questo non è accaduto”.

“Il nostro – ha continuato Pastura – è un partito radicato sul territorio e che avrebbe potuto dare alla coalizione di centrosinistra una forte spinta, un contributo sia in termini di elaborazione programmatica, sia in termini di consensi. Da qualunque parte la si analizzi, si tratta di una scelta poco comprensibile e forse nemmeno troppo lungimirante. Il bagaglio ideologico e culturale dei socialisti è sempre stato ancorato alla sinistra moderata, democratica e riformista, ma per il Partito democratico questa esperienza sembrerebbe superata in virtù di una presunta vocazione maggioritaria e di autosufficienza”. .

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