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L'Umbria fa sentire la sua voce. La Marini a Bruxelles: "No ai tagli al fondo per i territori: ecco come li abbiamo utilizzati"

La presidente dell'Umbria relatrice al Comitato della Regioni d'Europa. Obiettivo fermare dal 2020 un taglio e una rimodulazioni ai fondi strutturali. Ecco la proposta e quali territori in umbria sono stati finanziati

La piccola Umbria ha fatto sentire la sua voce nella grande aula del Parlamento Europeo attraverso la presidente Catiuscia Marini - capogruppo del partito socialista  - nell'ambito del Comitato Europeo delle Regioni dove la nostra regione ha ottenuto da tempo un membro permanente.  La Marini nella sua relazione in aula ha respinto i tagli ai fondi europei per i territori sia per lo sviluppo che per la coesione. 

"Sarebbe incomprensibile in quanto è stata la politica europea che è stata maggiormente in grado di costruire a favore dei cittadini e delle comunità in cui loro vivono. Si frenerebbe uno dei perni dell'investimento territoriale e del sostegno all'innovazione che l'Europa è stata in grado di generare a favore di tutte le regioni europee, nessuna esclusa. Il nuovo Fondo Sociale europeo Plus e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale  devono rimanere parte integrante ed irrinunciabile del quadro programmatorio della politica europea di coesione per garantire un reale partenariato tra l'UE, i governi nazionali e i territori".

Nel parere, il Comitato propone di migliorare il testo proposto dalla Commissione in alcuni punti fondamentali: nessuna regione deve trovarsi a gestire un taglio di risorse eccessivo dopo il 2020, è quindi importante introdurre dei tetti alla percentuale massima di riduzione dei fondi che funzionino non a livello nazionale ma su scala regionale; il livello attuale di cofinanziamento UE dei progetti supportati dai fondi strutturali va mantenuto (85% per le regioni meno sviluppate e per la cooperazione territoriale; 70% per le regioni in transizione, 50% per le regioni più sviluppate).

E infine: Il periodo di tempo dopo il quale scatta il disimpegno delle risorse nel caso in cui agli impegni di spesa non seguano i piegamenti effettivi deve restare di 3 anni e non essere portato a due come propone la Commissione, per evitare che la prima scadenza di disimpegno si sovrapponga con il termine di conclusione dei programmi attuali (2014-2020).

"La regione Umbria ha destinato una parte notevole delle risorse comunitarie di questa stagione a programmi integrati di intervento a dimensione territoriale. Si tratta dei programmi di Agenda urbana, ma anche di programmi di sviluppo per ben 3 Aree interne, come pure di un Investimento Territoriale Integrato (ITI) per l’area del lago Trasimeno. Tali interventi, basandosi sull’uso integrato dei 3 principali fondi (Fesr, Fse e Feasr), troverebbero serie difficoltà a proseguire nella prossima programmazione se un Fondo importante come il Feasr restasse fuori dal quadro comune di regole definito dal Regolamento generale".
 

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