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Il blog di Franco Parlavecchio - Eravamo quelli del matrimonio riparatore, ora non strumentalizziamo gli altri...

Mi torna spesso in mente l'episodio della bambina di Bologna rasata a zero dalla madre come punizione perché si rifiutava di mettere il velo, considerato imprescindibile dai genitori per motivi culturali e religiosi.....

Mi torna spesso in mente l’episodio della bambina di Bologna rasata a zero dalla madre come punizione perché si rifiutava di mettere il velo, considerato imprescindibile dai genitori per motivi culturali e religiosi. Dopo aver raccontato l'accaduto agli insegnanti, e nonostante la ritrattazione da parte della sorella maggiore, la scuola ha informato i Carabinieri. La Procura è intervenuta immediatamente e la ragazza è stata sottratta alla famiglia per proteggerla.

Nella tragedia di un distacco familiare c’è la consolazione di un atto tempestivo da parte delle istituzioni per scongiurare una violenza certa. Il taglio di capelli è infatti a mio parere una combinazione di prepotenza fisica e violenza psicologica che lascia presagire possibili atti futuri di sopraffazione.

Ritengo sbagliato strumentalizzare questo episodio dandogli un taglio esclusivamente religioso o culturale; ricordiamoci che in Italia abbiamo avuto il delitto d’onore e il matrimonio riparatore fino al 1981, data della loro abolizione. È un dato decisamente rilevante come fino agli anni ottanta si contemplasse l’estinzione del reato di violenza carnale qualora lo stupratore di una minorenne acconsentisse a sposarla, salvando l’onore della famiglia. Sono questioni passate ma ancora troppo vicine; siamo quelli che ancora devono crescere e lo dimostrano le cronache quotidiane.

Tutto ciò mi fa riflettere sui tanti avvertimenti e le tante minacce spesso inascoltate. Quanti sono gli episodi di violenza perpetrati dopo decine di avvisaglie? A cosa serve l'allontanamento coatto di un soggetto violento lasciandolo poi senza alcuna sorveglianza, senza l’uso di strumenti efficaci, concreti, come un braccialetto elettronico? Allo stesso modo vorrei che le scuole intervenissero con la medesima attenzione per tutti gli episodi di bullismo, che spesso vengono commessi all’interno delle mura scolastiche o nelle immediate vicinanze; episodi che tutti guardano ma nessuno vede.

Questa volta la rete sociale è intervenuta ma non dimentichiamo le tante aggressioni e vessazioni quotidiane, quelle che non fanno notizia, quelle per le quali non dovremmo mai abbassare lo sguardo: la violenza non ha colore religioso, né culturale.

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