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Il blog di Franco Parlavecchio | "Fuga di migranti: chi scappa ha già deciso di non volersi integrare"

Il nostro dovere di accoglienza finisce quando chi arriva non desidera essere accolto

Il nostro dovere di accoglienza finisce quando chi arriva non desidera essere accolto. Lo dimostrano i 23 immigrati che dopo l’approdo in Italia, trasferiti nel centro di accoglienza di Gualdo Cattaneo, hanno deciso di dileguarsi per fuggire dalla nostra ospitalità, anche in violazione della quarantena precauzionale.Chi scappa non ha alcuna intenzione di integrarsi nel nostro sistema, ha già deciso di percorrere strade alternative.

Adesso tutti gli sforzi sono concentrati nella loro ricerca, mentre sarebbe stato molto più semplice approntare un servizio di sorveglianza della struttura così da evitare uno spreco inutile di risorse e un pericolo attuale per la comunità locale. E non è la prima volta: già in passato molti di quelli che sono arrivati nei centri, un momento dopo, hanno fatto perdere le loro tracce.

Tutto questo è avvenuto senza alcuna comunicazione o condivisione con l’amministrazione locale che è stata costretta a subire scelte dall'alto. Il contatto avviene direttamente tra ministero e organizzazione che gestisce i migranti, la quale, come si è visto, non è in grado di mantenerli in sede.

E se qualcuno di loro dovesse commettere un reato? Di chi sarebbe la colpa? Potremmo chiamarla cronaca di un delitto annunciato, da parte di uno Stato che ha dimenticato il proprio dovere di garantire la sicurezza dei propri cittadini, controllando il territorio e proteggendo la comunità locale. 

Ricordo che in una delle ultime retate della polizia in un parco pubblico di Perugia quasi tutti gli spacciatori arrestati avevano fatto richiesta di asilo; in altre parole volevano garantirsi tranquillità e facile ricchezza perché nessuno aveva controllato la legittimità della loro richiesta.

Abbiamo molto da imparare rispetto alla gestione dei flussi migratori. Continuiamo a governare il problema solo sul piano ideologico, quando si tratta soprattutto di una tema umanitario, sociale ed economico.   Proprio adesso che saremo sotto osservazione dell’Europa anche rispetto alle future riforme, dobbiamo capire che gli altri Paesi hanno limitato e controllato gli ingressi per ragioni di sicurezza nazionale e per non alterare ulteriormente i conti della spesa pubblica.

Non ci siamo proprio. Questa non è accoglienza ma solo garanzia di facili ricchezze per qualcuno che specula sull’insicurezza generale e su coloro che veramente hanno diritto alla nostra totale solidarietà. Senza considerare che molte delle strutture adibite a centri di accoglienza sono ex agriturismi riconvertiti per facili occasioni di guadagno. E’ ora cambiare rotta perché stiamo per essere risucchiati dalle sabbie mobili della disperazione sociale.

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