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Politici morosi e debiti con il Comune, Calabrese: "Ho pagato, ma in ritardo, multe vecchie di dieci anni"

Il post su Facebook dell'assessore, che attacca Bori (Pd) e Rosetti (M5s): "Mi pago tutto di tasca mia"

Consiglieri comunali e assessori morosi al Comune di Perugia, nuovo capitolo. E stavolta via Facebook, con un post - sfogo (durissimo) dell'assessore Francesco Calabrese. L'avvocato, finito nella bufera, ammette di aver pagato i debiti, ma in ritardo: "Sono rientrato dal mare la sera del 25 agosto, che era un sabato. Il lunedì sono andato a pagare ciò che avevo verificato nel frattempo". E nello screenshot di una conversazione tra amici si legge: "Comunque ho pagato prima che si attivasse una qualsiasi procedura che formalizzasse quei pagamenti da fare, sono normali pagamenti in ritardo di un normale cittadino, che ha l'elementare diritto di non vedersi trattato pubblicamente in questo modo. Li massacro". 

Politici morosi, il Pd contro l'assessore Calabrese: "Migliaia di euro di debiti e insulta i dipendenti"

 

L'assessore, sempre in quella conversazione, spiega di pagarsi di tasca propria trasferte per il Comune, biglietti dello stadio, telefonino, abbonamento ai parcheggi Sipa "senza chiedere mai un euro di rimborso" (e con la moglie inferocita), "tutto questo per un accredito mensile di poco più di duemila euro".
E "questi mi rompono il cazzo per divieti di sosta che ho pagato in ritardo, per questa esecrabile colpa, risalenti a dieci anni fa, prese tra il 2007 e il 2009 che miniminamente mi ricordavo. In realtà ci sono anche due tre Tari, neanche ho capito, anche queste vecchie".  

Nel post su Facebook, Calabrese parla di "caccia all'uomo" e attacca i consiglieri comunali Tommaso Bori (Pd) e Cristina Rosetti (M5s). Nello screen si legge: "Voi pagate telefonino e telefonate, che so, di Bori e Rosetti, le mie no". E anche: "Credo di essere l'unico che all'insediamento non ha voluto il telefonino con l'utenza a carico dei contribuenti perugini". E poi sul post vero e proprio di Facebook: "Questi giorni  - scrive Calabrese - mi hanno raccontato che ad agosto, dopo che Bori, che è giovane e quindi immagino non abbia mai avuto nulla di suo da pagare, ha deciso di assumere il Pd ternano suo modello di riferimento ed ha chiesto conto delle posizioni di tutti gli amministratori, pressoché la loro generalità si è messa in movimento alla puntigliosa ricerca e verifica se potessero essere in difetto per qualcosa. In un mondo, ormai, di banche dati che potevano presentare insidie ovunque. C’è un’aneddotica del più vario genere su quelle giornate un po’ convulse, mi dicono, per tanti. Con liste di ogni tipo che circolavano, nomi neanche tanto sussurrati che variavano, anche nelle cifre e nel perché, a seconda dell’interlocutore".

E ancora: "Interviste con messaggi trasversali, allusioni giornalistiche, perché i nostri eroi giravano proponendo la pubblicazione di quei nomi, meglio se del proprio partito, anche questo è il Pd, ma nessun giornalista serio poteva abbandonarsi sino a quel livello". E di nuovo su Bori: "C’è anche chi è andato a verificare il proprio casellario penale perché, ad un certo punto, ancora Bori, al quale il Pd ternano dovrebbe ormai riconoscere una tessera onoraria, preso dall’entusiasmo per la sua efficace ed alta iniziativa politica, è andato a caccia anche di questo. Almeno sulla propria fedina penale uno non può avere dubbi".  

Intanto, sempre via Facebook, Cristina Rosetti contrattacca: "Calabrese, dopo quattro anni che fa l’assessore da incompatibile, con cartelle datate, pagate solamente dopo essere stato “smascherato”, per difendere l’indifendibile, invece di chiedere scusa e magari dimettersi, dichiara il falso, affermando, senza avere fatto alcuna verifica che alla Rosetti il Comune pagherebbe il telefonino. La Rosetti il telefonino ha il proprio e se lo paga, analogamente dicasi per il parcheggio e la benzina che colleghi di maggioranza di Calabrese si fanno invece pagare da anni, senza che l’Assessore alla finta spending review abbia mai detto nulla. La Rosetti poteva avere un proprio gruppo consiliare con due collaboratori part time che sommati ai due del gruppo consiliare avrebbero permesso al M5S di avere quattro collaboratori, vi ha rinunciato e oggi ne ha solamente uno. Colleghi di maggioranza dell’assessore fino ad agosto incompatibile hanno costituito gruppi ad hoc ed assunto affini, senza che il Calabrese nulla dicesse". E anche: "La verità è che l’Assessore si faceva chiamare tale, ma per la legge non poteva farlo perché era incompatibile...ma ora il giochino è finito e il Comune ha recuperato migliaia di euro, solo da Calabrese più di mille".

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