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Avvisi di garanzia e processi, sindaci in pressing su Governo e Parlamento: "Non vogliamo immunità o impunità, ma il rispetto per il ruolo"

Toniaccini (Anci Umbria): "Si chiedono le giuste garanzie perché i sindaci possano lavorare al meglio per il bene della comunità, senza rallentamenti o impedimenti"

E’ stato approvato all’unanimità, questa mattina a Roma, dal Consiglio nazionale dell’Anci, il documento che il presidente Antonio Decaro, insieme a una delegazione di primi cittadini sottoporrà alla presidenza del Consiglio dei ministri come risultato delle richieste che i sindaci avanzano al Governo e al Parlamento per chiedere maggiori tutele e rispetto per il loro lavoro.

Nel documento si scrive che a fronte di responsabilità cresciute nel tempo e di un rinnovato e maggiore rapporto di fiducia con i cittadini, i sindaci si sono trovati a operare in un contesto di riduzione di risorse umane e finanziarie e in un quadro di regole spesso confuso e contraddittorio: “Così i sindaci, nell’immaginario collettivo – si legge nel testo del documento- sono i responsabili di tutto, al di là delle proprie effettive competenze. Per questo ci aspettiamo che il legislatore si faccia carico dell’approvazione rapida di alcune norme specifiche, che aiutino tutti noi a svolgere al meglio il nostro ruolo, soprattutto, in modo adeguato a quello che i nostri cittadini si aspettano. Da anni si susseguono casi e fattispecie che vedono i sindaci, gli amministratori e i dirigenti destinatari di provvedimenti relativi a imputazioni di responsabilità in sede penale, civile, amministrativa ed erariale che si concludono nella stragrande maggioranza con archiviazioni.  In questo contesto, emerge la debolezza o l’assenza del nesso di causalità fra la condotta censurata e l’evento, mentre i sindaci risultano sempre responsabili per l’esercizio o il mancato esercizio di un potere, molto al di là dei compiti e delle responsabilità.  Sostanzialmente, chiediamo l’affermazione concreta di un principio di eguaglianza e di pari dignità con le altre cariche elettive e di governo”.

Su questi temi l’Anci ha elaborato sei richieste specifiche predisponendo apposite proposte di norme con cui si richiede al Governo e al Parlamento, a tutti i gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione un impegno formale e concreto che porti all’adozione nell’arco dei prossimi tre mesi di un decreto-legge.

“Questa iniziativa – commenta il presidente di Anci Umbria, Michele Toniaccini – alla quale ho partecipato con una delegazione di Sindaci umbri, non è solo a tutela dei primi cittadini, ma di tutta la comunità regionale, dei nostri cittadini, in quanto nel documento che abbiamo condiviso si chiedono le giuste garanzie perché i sindaci possano lavorare al meglio per il bene della comunità, senza rallentamenti o impedimenti. I Sindaci, in ogni caso, continueranno a tutelare i propri cittadini e le comunità”. 

“Non siamo venuti a lamentarci ma a costituirci. Siamo rei confessi e il nostro reato è fare il nostro mestiere di sindaci”. Così il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, in piazza a Roma insieme a molti altri sindaci per chiedere al governo dignità nei confronti del ruolo svolto dai primi cittadini dei comuni italiani. “Ho portato l’arma delitto- ha detto il presidente estraendo un pacchetto dalla tasca della giacca- è una penna che ho conservato, come accade per i reperti. Con questa ogni giorno firmiamo decine di atti e corriamo dei rischi. La vorremmo consegnare simbolicamente a tutti i rappresentanti del Governo e del Parlamento perché – ha sottolineato – capiscano che in quei secondi che precedono la firma di ogni atto, noi sindaci siamo divorati da un dubbio amletico: firmare o non firmare. Perché se firmi rischi di essere indagato per abuso d’ufficio. E se non firmi per omissione di atti d’ufficio”.
Decaro ha ribadito: “Non vogliamo immunità o impunità, ma il rispetto per il ruolo del sindaco e per il lavoro quotidiano che svolgiamo. Vogliamo essere giudicati per le nostre responsabilità ma purtroppo non è così perché oggi, per come si sono create le condizioni nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, i sindaci sembra siano diventati responsabili di qualsiasi cosa accada nella propria comunità e non è possibile. Chiediamo rispetto per il ruolo dei sindaci e per la loro dignità, lo facciamo per noi e per chi verrà dopo di noi”, ha proseguito.

Ancora il presidente ha rimarcato il senso della richiesta consegnata in mattinata nelle mani del premier Draghi. “Non accettiamo più di ritrovarci indagati per omicidio colposo per una manutenzione stradale o per un allagamento di un sottopasso, come è successo ad alcuni sindaci. Non accettiamo più di ritrovarci con cinque avvisi di garanzia di seguito, come è accaduto a molti colleghi. Tanti casi hanno portato al proscioglimento, all’archiviazione, all’assoluzione, ma chi restituirà ai sindaci accusati e alle loro famiglie la serenità che mesi e anni di esposizione mediatica hanno perso”, si è chiesto Decaro. “Serve un confine chiaro delle responsabilità”, ha detto ancora sottolineando che in Italia “la parola indagato la conosciamo tutti e la ritroviamo sulle prime pagine dei giornali a caratteri cubitali, la parola assolto non la conosce nessuno, finisce in a pagina diciassette in un trafiletto”.
“Noi sindaci oggi chiediamo soprattutto rispetto perché non siamo più disposti a prenderci colpe che non ci appartengono. Saremo i primi a denunciare abusi e corruzione, ma siamo stanchi di diventare il capro espiatorio di ogni situazione possibile”, ha affermato il presidente Anci.

Infine, da Decaro un impegno solenne: “Da sindaco e presidente della nostra Associazione io vi prometto che non mi fermerò fino a che non vedremo riconosciuti i nostri diritti. Voglio farlo e devo farlo per noi, per i nostri colleghi che hanno pagato ingiustamente, per le migliaia di sindaci assolti a cui nessuno ha chiesto scusa”, ha concluso.

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