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Gli apicoltori umbri in Palestina per insegnare ai giovani: "il miele è vita e dà da vivere"

Si tratta di un gesto concreto di solidarietà alla popolazione palestinese, promuovendo nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile che potrebbero tradursi in opportunità di lavoro per tanti giovani

In un Medio Oriente devastato dalle guerre e isolato dai muri, la missione degli apicoltori umbri in Palestina, per insegnare le tecniche di allevamento delle api regine, assume un risvolto sociale e politico oltre che ovviamente economico. Fino al 4 marzo gli esperti apicoltori, guidati da Alberto Ciampelli, umbro, vicepresidente di APAU (Associazione Produttori Apistici Umbri), porteranno avanti corsi teorici e pratici per ribadire: diffusione di una nuova visione di apicoltura come bene comune globale, esaltazione del ruolo delle api per il mantenimento della biodiversità e per una maggiore garanzia di accesso al cibo, miglioramento della qualità delle produzioni apistiche mediterranee, collaborazione nei processi utili allo sviluppo umano.

La missione in Palestina si inserisce all'interno di un lungo percorso a sostegno dell’apicoltura nel Mediterraneo iniziato proprio a Foligno nel 2007 grazie all’impegno di FELCOS Umbria e del Comune di Foligno, insieme all’APAU, poi sfociato nell’importante progetto triennale “Mediterranean CooBEEration: una rete per l’apicoltura, la biodiversità e la sicurezza alimentare” - ad oggi in corso - finanziato dall'Unione Europea.

Alberto Ciampelli condurrà una formazione di 15 giorni rivolta a un gruppo di 20 apicoltori palestinesi nel centro di formazione di Tulkarem, messo a disposizione dal Ministero dell’Agricoltura palestinese, per un intenso e proficuo scambio di esperienze e formazione sui temi allevamento di api regine e lotta alle principali malattie delle api, che sono da anni la sua principale specializzazione.

Come spiega Lucia Maddoli di Felcos Umbria, coordinatrice internazionale del progetto CooBEEration:“nel quadro del contesto di tensioni e difficoltà che sta mettendo a dura prova tutta l’area del Mediterraneo, questa missione,, al di la’ degli aspetti prettamente tecnici, assume anche una valenza in un certo senso politica e sociale, cercando di aprire una piccola breccia nel muro di isolamento all’interno del quale sono costretti a vivere gli abitanti dei territori palestinesi. Lavorare per lo sviluppo dell’apicoltura in un’area come quella mediterranea dove il settore presenta grandi potenzialità, significa infatti portare un gesto concreto di solidarietà alla popolazione palestinese, promuovendo nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile che potrebbero tradursi in opportunità di lavoro per tanti giovani e donne, sottraendoli al rischio dell’emarginazione e dell’esclusione sociale”.

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