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Sviluppo rurale? L'Umbria punta sempre più su green economy e rifiuti zero

L’agroalimentare è il primo settore industriale in Europa con 310mila imprese (in maggior parte piccole e medie), mille miliardi di euro di fatturato e quattro milioni di addetti. Anche l'Umbria non è da meno

In occasione della kermesse riminese ‘Ecomondo’ dedicata alla green economy, Confagricoltura, in collaborazione con Unibo, Atiaiswa Italia, Cluster tecnologico nazionale Agro-food Cic e Cts, ha organizzato  il convegno ‘Verso una catena alimentare a zero rifiuti: tecnologie abilitanti per la sostenibilità dell’industria alimentare in una prospettiva di economia circolare’.

Dopo l’introduzione del vicepresidente di Confagricoltura Ezio Veggia, Confagricoltura Umbria ha presentato come caso studio i progetti d’innovazione promossi nell’ambito della misura 124 del Psr Umbria 2007/2013, incentrati sullo sviluppo di nuovi processi e tecnologie per migliorare le performance ambientali delle produzioni agricole e delle attività connesse. “Progetti – ha sottolineato Alessandro Sdoga, vicesegretario regionale di Confagricoltura Umbria –  che hanno dimostrato come sia possibile ingegnerizzare le buone prassi di gestione, come il riutilizzo dei reflui dei frantoi oleari a scopo agro-energetico”.

Cooperazione e innovazione sono le parole chiave della nuova programmazione comunitaria per lo sviluppo rurale e su questo terreno imprenditori, organismi di ricerca e operatori del settore si dovranno necessariamente confrontare per incrementare la competitività del comparto produttivo agricolo e non solo. “L’adozione e l’implementazione di processi produttivi avanzati, come l’agricoltura di precisione e le nuove tecnologie di comunicazione – prosegue Alessandro Sdoga –, vedi i progetti Rtk e Sig2015, possono fornire al settore nuove opportunità per una maggiore efficienza di processo, ad esempio un minor consumo di risorse non rinnovabili, riduzione degli input chimici nell’ambiente, riutilizzo e valorizzazione dei residui di produzione e minore emissione di Co2. Siamo all’alba di una nuova rivoluzione tecnologica. Valutare e promuovere l’accettabilità sociale delle innovazioni della tecnica, attraverso un approccio mirato al coinvolgimento dei cittadini e degli operatori di settore, è un obiettivo prioritario per ottenere una catena alimentare sostenibile e rispondente alla domanda del consumatore”.

L’incontro, a cui hanno partecipato esperti e stakeholder del settore agroalimentare, è servito a discutere priorità, soluzioni innovative e iniziative in corso, mutuate dalle diverse visioni ed esperienze, con l’obiettivo finale di ridurre le distanze tra lo sviluppo tecnologico e il suo impiego su scala industriale. Assicurare un cibo sicuro, sano e di alta qualità e allo stesso tempo sviluppare sistemi sostenibili, innovativi ed efficienti per l’approvvigionamento, la lavorazione e la commercializzazione sono alcune delle sfide imposte dall’Unione europea all’industria alimentare del continente. L’agroalimentare è, infatti, il primo settore industriale in Europa con 310mila imprese (in maggior parte piccole e medie), mille miliardi di euro di fatturato e quattro milioni di addetti. “Le principali e nuove sfide per il settore agroalimentare europeo – commentano da Confagricoltura – sono la creazione di valore, a partire dalla gestione dei sottoprodotti alimentari, un approccio di filiera e un uso di nuove risorse maggiormente sostenibili”.

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