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Viva il latino, Viva il greco. La Kermesse classicista al Manu con Nicola Gardini muove le masse

Sold out per l’incontro con Gardini, docente di Letteratura Italiana e Letterature comparate presso l’Università di Oxford

Viva il latino, Viva il greco. Kermesse classicista al Manu con Nicola Gardini. Sold out – e qualche protesta da parte degli esclusi – per l’incontro con Gardini, docente di Letteratura Italiana e Letterature comparate presso l’Università di Oxford. Lo intervista, con scioltezza e competenza, Lorenzo Calafiore, dottorando al Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Perugia. Il giovane studioso si è fatto carico di organizzare l’evento, in sinergia con l'Associazione Culturale UMBRIA Grecia 'Alarico Silvestri'". Il tema è il bel volume “Viva il greco”, uscito per i tipi di Garzanti (pp.275, euro 18, tre edizioni in tre settimane!).

Premessa, documentatissima, dell’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano, che dimostra di aver letto il libro… e di averlo ben digerito. Altrettanto vale per l’archeologa Maria Angela Turchetti, direttrice del Manu, accogliente e disinvolta. Il tema è quello dell’attualità delle lingue classiche, del greco in questa occasione. Dell’opportunità di leggere i classici in lingua originale (Vittorio Gassman leggeva i lirici e i tragici in greco… e ne imparava a memoria dei passi) e di raccoglierne il messaggio di civiltà.

Risponde Gardini: (il quale, oltre che saggista, è poeta di rango) “Mi sento figlio del tempo. Sono nato cento volte prima di venire al mondo. Vivo nei millenni”.
S. Agostino diceva: “So cosa sia il tempo, ma non so definirlo”, aggiungendo, opportunamente, che il passato viene visto come memoria, il futuro come aspettativa e il presente come percezione.

Gardini propone: “Il tempo, pullulante di eventi, è simultaneità diacronica che unisce passato e avvenire. Tutto vive. Occorre impegnarsi per cogliere con attenzione e studiare la propria collocazione nel mondo. È come esplorare una casa grande”. Conclusione: “Il greco vive perché è nel tempo”.

Dunque, cosa c’insegna il greco? “Ci insegna l’attenzione. Il greco è una lingua che si è data il compito di costruire con senso di responsabilità. Considerando che la letteratura è la forma più alta della lingua. E la lingua è luce”.

Poi una riflessione sul miracolo consistente nella constatazione che il greco ci ha fornito due capolavori come i poemi omerici quale primo esempio di costruzione letteraria. “Il greco è impegnato a costruire una società felice. Nella contrapposizione tra pòleis c’è un intento di pacificazione”.

Quindi l’insistenza sul discorso comparativo, perché il greco è lingua di relazione. Come insegnano i Dialoghi platonici, divenuti un vero genere letterario-filosofico. Perché la costruzione della verità attraversa un metodo dialogico, non apodittico o assertivo. E poi il greco come elemento radicale, costruttore d’identità”.

Perché lingua “madre”?
“Perché siamo tutti figli della Grecia. Madre evoca concepimento, confusione di corpi”. 
Greco lingua “delle differenze”
“Oggi il pressapochismo massmediatico genera sfiducia, non crediamo più a nessuno, mentre dovremmo chiederci chi è il “migliore”, kalòs kài agathòs”.

E, pur nella diversità, il greco è lingua “di riconciliazione”. E qui è inevitabile il riferimento all’incontro fra Achille e il vecchio re Priamo, che va a rivendicare il cadavere del figlio Ettore, offrendo doni, secondo la tradizione. E così lupo e agnello ritrovano la chiave di una possibile convivenza. Come anche Glauco e Diomede, nemici che riescono a conciliare le diversità.

Infine, Odisseo come eroe “del no e del ma”. Perché essenza del greco è la contrapposizione. E qui si citano le particelle lievemente avversative, spesso intraducibili, che propongono un punto di vista alternativo. Perfino il nome greco scelto da Ulisse per ingannare Polifemo è “Mè Tis”, che vale “Nessuno”, ma anche “Mente”. Perché vivere, per il greco, è “contrapporsi”, come lo stesso nome di Antigone, composto dal prefisso “antì”, contro.

Tutto bellissimo, tutto chiaro. Una sola riflessione personale di lieve dissenso. Mi pare una generalizzazione impropria argomentare che Odisseo sia il “prototipo” dell’uomo greco ed esprima il modo di pensare dal punto di vista antropologico. Preferisco pensare che “quell’Odisseo”, quello di Omero (autore del IX secolo avanti Cristo), si esprima, si comporti, pensi in “quel” modo. Ma non sia paradigma assoluto che percorre dieci secoli di letteratura… e di vita.

Ma potrebbe essere che l’Inviato Cittadino non abbia compreso alla perfezione. Comunque, bilancio assolutamente positivo: un pomeriggio di cultura alta. Quello che serve per rianimarci nel confronto d’idee. Tornerò sui due volumi (“Viva il latino”, “Viva il greco”) dopo una meditata lettura. E spero di capirne una buona parte.

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