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Il celebre Uto Ughi a Perugia: Il segreto della gioia? "Imparare ad ascoltare la musica che abbiamo dentro"

Consegnata al Maestro l’ambita medaglia della Stranieri: una onorificenza conseguita sul campo e riservata a quanti sono titolari di professionalità elevate

“Il segreto della gioia? Imparare ad ascoltare la musica che abbiamo dentro”. Uto Ughi dixit. La “lectio magistralis” di Uto Ughi sul tema “I giovani e la musica” non è stata solo una “teaching session”, quanto piuttosto un incontro utile a disvelare aspetti privati e di sicuro interesse, legati all’esperienza umana e professionale del grande violinista.

Tenendo presente, sul piano pedagogico, che “La musica si parla, non si spiega”, per usare una frase cara a Toscanini.“Perché – dichiara il Maestro – è inappropriata una didattica che si limiti a proporre sterili nozioni di musicologia. È utile, invece, accennare all’estetica, ai motivi storici e spirituali che determinano un’opera”.

Fa da “Virgilio”, in questa esemplare diegesi artistica, Laura Musella, creatrice e anima di “Omaggio all’Umbria”, oltre che sodale del Maestro.Splendido anfitrione: il professor Giovanni Paciullo, che ha impreziosito il suo meritorio rettorato con presenze di forte appeal internazionale. “Decorando” l’illustre ospite con l’ambita medaglia della Stranieri: una onorificenza conseguita sul campo e riservata a quanti sono titolari di professionalità elevate. Alla  domanda su come abbia iniziato, Ughi racconta un’educazione familiare che passa per la frequentazione di intellettuali e musicisti del milieu milanese e per il dono di un violino-giocattolo da un’ottava, con cui imitava i musicisti veri.

Poi il grande amore per la lirica e la passione per la Callas.Pennellate di peruginità che colpiscono l’uditorio, quando il Maestro ricorda l’amico pianista Tullio Macoggi, condendo di aneddoti questa lunga frequentazione, fatta di itinerari concertistici per le strade del mondo. Ma anche di spigolature comiche e zingarate.

Non può mancare un pensiero a donna Alba Buitoni, coltissima e “talent scout” che, ai tempi suoi, non mancava di invitarlo regolarmente per “Gli Amici della Musica”. Tutt’altra ‘musica’ – rispetto a quanto accade oggi – con un implicito accenno di rimprovero alle presenti scelte della Vetusta.

Poi qualche punzecchiatura di fioretto all’italico provincialismo culturale, all’immotivata esterofilia. Spadate, di taglio e di punta, alle scelte di un ministero ottuso, che fa frequentare il Conservatorio musicale a 18 anni, mentre il metodo Suzuki introduce la musica a partire dai due anni d’età.Infine, robuste sciabolate alla scelta dissennata di condannare all’eutanasia le quattro orchestre sinfoniche della Rai che costavano meno delle tre serate del Festival di Sanremo.

Quindi: attenti ai falsi talenti costruiti in  sala d’incisione, ricorrendo ad una tecnologia falsa e devastante. L’unica verità, quando l’artista “si guarda allo specchio”, è nella freschezza della registrazione dal vivo: seppure imperfetta, rende giustizia al talento. E, infine:  chi è l’artista? “Colui che si spende con tutte le sue forze al servizio di una causa, di un’idea, per essere ‘faro’, come dice Baudelaire, alle future generazioni”. Il cronista, invitato a intervenire, sostiene: “Ughi è il vero prototipo di artista, come colui che va con lo sguardo oltre il proprio orizzonte personale e che è capace di stilare più progetti che bilanci”.

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