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Uno spettacolo bello e coraggioso, al Festival Villa Solomei: la vita della Piaf tra musica e teatro

Una proposta coraggiosa (“La vie est una chanson d’amour”): quella di elaborare un progetto fortemente innovativo, intorno alla figura di Edith Piaf, e presentarlo in anteprima al Festival Villa Solomei. Del progetto (musicale, teatrale, coreutico) sono coautori il pianista Ramberto Ciammarughi e la cantante e performer Carole Magnini. Artista di notevole talento vocale – che spazia dalle sonorità jazz alla malinconia straziante del tango – capace di coniugare studi di antropologia africana e ruoli di ballerina, fotografa, pittrice, scultrice. 

Quello che si dice: un talento creativo e polimorfo. Della sezione musicale, in termini di arrangiamenti e tessitura di sottofondo, è responsabile Ramberto Ciammarughi, personaggio di straordinario talento jazzistico, già passato per Umbria Jazz. Ciammarughi ha all’attivo collaborazioni con giganti della musica, da Randy Brecker a Steve Grossman, da Dee Dee Bridgewater a Jimmie Owens. Oltre ad godere del suo buen retiro ad Assisi, città che ama sopra tutte.

A dargli man forte, il chitarrista Francesco d’Oronzo, anche lui docente in diverse scuole dell’Umbria. Mancava – peccato! – la fisarmonica di Giacomo Tosti Giacobazzi, parte integrante dell’avventura e socio fondatore della celebrata Perugia Fisorchestra. Ultimo diamante della performance: il nostro Claudio Carini, tra i fondatori della “Fontemaggiore” di Perugia e notissimo dicitore con produzione di classici della letteratura italiana e straniera, che vanno in tutto il mondo con l’etichetta “Recitar leggendo audiolibri”.

Carini ha interpretato da par suo, in sinergia spettacolare ed emotiva coi compagni di palcoscenico, gli snodi dell’esistenza della Piaf, alla quale Carol Magnini ha prestato corpo e voce. Si è trattato di uno spettacolo intenso e provocatorio, che ha seminato commozione con strumenti di grande semplicità: la forza e il tono della voce, l’armonia tra ardite dissonanze musicali, un repertorio di attrezzi elementari (una sedia, due enormi ventagli, un vaso di fiori), una “simpatia” autentica, intesa nel senso di comunicare “pathos”, sentimento.

Pochi pezzi, legati dagli intermezzi teatrali di Carini, ma, in breve, la storia artistica e umana di una grande donna, unica e irripetibile: la Piaf, con le sue esaltazioni e le sue cadute. Ci vuole coraggio e grande classe per proporre “Milord” in swing, una “La vie en rose” e un “Hymne à l’amour”, intese come modo di vivere la condanna di amare l’amore e la vita. Fino in fondo. Scoprendo, e facendoci scoprire, che “la vita è una canzone d’amore”. Forse

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