Todi Festival, Stefano di Stasio e Paola Gandolfi firmano il manifesto della 33esima edizione

Prosegue la tradizione di affidarne al realizzazione a un coppia di artisti. Il 12 giugno la presentazione del cartellone dell'evento

Prosegue la tradizione di Todi Fewstival di affidare a maestri italiani dell’arte contemporanea la realizzazione del manifesto dell'evento. Sono Stefano di Stasio e Paola Gandolfi, uniti sia dall’arte che nella vita, a firmare quello che accompagnerà la 33esima edizione.

“Abbiamo accolto con gioia e una particolare emozione - dichiarano Di Stasio e Gandolfi - l’invito a realizzare il manifesto e ad esporre, mettendo a dialogare il nostro lavoro, nell’ambito del Todi Festival 2019”. Un entusiasmo che sta anche nel veder riconosciuta una loro appartenenza alla terra umbra, scelta e frequentata dai due artisti da quasi venti anni come “seconda patria”, in parallelo e in continuità con la vita e il lavoro da sempre svolti a Roma. “L’emozione, davvero particolare - proseguono Di Stasio e Gandolfi - consiste in una coincidenza misteriosa: esattamente trenta anni fa, nel 1989 infatti, esponemmo per la prima e unica volta insieme con una doppia personale a Roma, dal titolo “Solitudine Riflessa”. Si trattava di mettere a confronto nello stesso spazio il lavoro di due artisti che condividevano la vita. Poi, naturalmente, ognuno di noi ha ripreso e continuato il proprio percorso creativo ed espositivo per vie assolutamente diverse. Ritrovarci ora, a distanza di trenta anni, a rinnovare l’esperienza della doppia personale, in una sede prestigiosa di una città come Todi, non può che dare un tocco di magia a quella che è anche una verifica, un appuntamento coraggioso, da noi fino ad oggi non più pensato, di due percorsi artistici".

“L’idea del manifesto - spiegano - ha un sua una logica semplice: due artisti impegnati, pur per vie assai diverse, ad affidare al mezzo pittorico la figura umana, quale maggior elemento di interesse poetico e simbolico, non potevano che scegliere di far dialogare, in uno stesso spazio visivo, due delle loro figure estrapolate da altrettanti reciproci quadri, che, tra l’altro, saranno presenti in mostra. Così, su un fondo dipinto a due mani che mostra una strada diretta verso Todi, attraverso un montaggio digitale, abbiamo collocato su questo paesaggio due nostre figure che esprimono al meglio le caratteristiche di ognuno di noi due. Un po’ - affermano gli artisti - come certi personaggi di Buñuel o di Pasolini, sempre in cammino quasi senza meta, così l’uomo di Di Stasio sembra trovarsi lì per caso, ma poi il teatrino che si porta in testa è quanto mai appropriato all’evento che sta per accadere in quella città... e la donna aracneidea dalle sei gambe, “Machine Spider” di Gandolfi, incarna l’idea di differenza nel difficile cammino delle donne”.

Nei giorni scorsi gli artisti hanno effettuato un sopralluogo a Todi per visitare i principali spazi espositivi del borgo umbro. Ad accompagnarli alla scoperta della città del Festival e in particolare presso la suggestiva Sala delle Pietre, individuata per la mostra che sarà dedicata ai due artisti, il sindaco di Todi Antonino Ruggiano. A Roma invece il recente incontro con Eugenio Guarducci, riconfermato alla direzione artistica Todi Festival, per la consegna dell’opera.

 “È ormai diventata una nostra consuetudine - dichiara Guarducci - quella di far realizzare il poster ufficiale del Festival da una coppia di artisti di indiscusso valore, come in questo caso sono Gandolfi e Di Stasio. La loro straordinaria composizione ci accompagnerà da qui in avanti e la vedremo protagonista in occasione della conferenza stampa di presentazione del Todi Festival programmata per il prossimo 12 giugno”.

Giuseppe Cerasa, presidente dell’associazione Todi per l’Arte ha propiziato questa collaborazione artistica e afferma: “Continua questa tradizione di presentare coppie dell’arte: Stefano Di Stasio e Paola Gandolfi fanno coppia da anni sia nella vita privata che nel mondo dell’arte, con due modalità espressive diverse. Paola Gandolfi ha sempre indagato l’immagine della donna con uno sguardo introspettivo, multiplo, rovesciato, Stefano Di Stasio si esprime invece con il linguaggio di una ritrovata pittura figurativa, per la quale, a suo tempo, il critico Maurizio Calvesi coniò il termine di Anacronismo. Insieme producono una visione pittorica concettuale e metafisica".

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