LA RUBRICA Visto per voi: uno strepitoso Covatta apre la stagione teatrale del Mengoni

Magione apre alla grande la stagione teatrale con un Giobbe Covatta, in gran forma, che persuade il pubblico attraverso un seducente racconto-affabulazione, intriso di ironia e umanità

Magione apre alla grande la stagione teatrale con un Giobbe Covatta, in gran forma, che persuade il pubblico attraverso un seducente racconto-affabulazione, intriso di ironia e umanità.

La sua “Divina Commediola”, asseritamente scritta da un cugino campano del sommo poeta, tal Ciro Alighieri (curioso eteronimo dello stesso attore), spiazza e diverte, ma fa anche riflettere sugli egoismi, sulle enormi disparità di un mondo combattuto da bulimie e mancanze.

Vedemmo lo spettacolo l’anno scorso a Corciano, ma Covatta l’ha completamente riscritto, tingendolo di un’attualità puntuta che svillaneggia il razzismo di Salvini e la microcefalia del consumo da turismo sessuale. Uno spettacolo che diverte e fa riflettere: sospeso com’è tra gioia di vivere e amarezza, paradosso e realtà.

Covatta si presenta in una scena spoglia, occupata solo da un leggio e da una lavagna, sulla quale sintetizza graficamente i concetti. Indossa una maglietta Amref, che ricorda il suo poliennale impegno africano e scherza: “Sono l’unico vivente cui è stata intestata una scuola: la ‘Giobbe Covatta primary school’ e ne sono orgoglioso”.

Dato che il pubblico risponde, l’autore-attore-regista di se stesso ce la mette tutta e si spende in una serie di arguzie di sicuro effetto che portano l’one man show a superare l’ora e trenta: limite difficilmente tollerabile in uno spettacolo di tal fatta.Il pubblico ne esce divertito e… migliore.

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Il Mengoni – e il suo direttore artistico Zampetti, giustamente gongolante – riesce a dare attuazione all’antico detto “Populi sensus maxime theatro perspicitur", di Ciceroniana memoria (“Epistola ad Atticum”). Significando che, oltre al divertimento, il teatro può stimolare anche un po’ di riflessione. E di sentimento.

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