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VISTI PER VOI - Regalo di Natale al Teatro dell'Accademia di Tuoro

Quando l’adattamento supera l’originale. È accaduto al Teatro dell’Accademia di Tuoro dove è andato in scena “Regalo di Natale” (reduce dal successo al Manzoni di Milano), dal film omonimo di Pupi Avati. L’adattamento fa capo a Sergio Pierattini, assecondato dalla regia, veramente magistrale, di Marcello Cotugno.

Pierattini non si è limitato a uno spostamento cronologico più vicino all’oggi, né ha operato un semplice adattamento di un lavoro tipicamente teatrale (che parte con le classiche coordinate di unità di tempo, di luogo e di azione), ma ha “riscritto” la pièce, fino ad assurgere al rango di autore.

Per di più, il lavoro può contare sul valore aggiunto di cinque attori di vaglia, che sembrano “nati” per quei ruoli. Dal giocatore spregiudicato al finto pollo, nell’interpretazione umanissima e professionale di Gigio Alberti. Ma sono tutti nel ruolo: Filippo Dini, Giovani Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase.

Il racconto si dipana fra dramma e quotidianità, con ciascuno dei presenti che porta sulle spalle il peso di un fallimento esistenziale. La partita a carte (nella casa di un’amica, la notte di Natale) si configura come una vera battaglia in cui riemergono, e si scontrano, rancori mai sopiti, rivalità a lungo covate, insanabili conflitti, egoismi ed egotismi.

La brace che cova sotto la cenere si disvela nel finale, in cui la commedia si tinge di dramma. E i protagonisti si ritrovano irrimediabilmente soli. Senza rete di sicurezza. Nel buio delle loro coscienze, intrise di rancori, patetiche cattiverie, inutili crudeltà, incommensurabili amarezze. In quella partita non contano solo i soldi: sul tavolo da gioco la posta è la vita stessa. E quella neve finale non copre solo il terreno, ma annebbia la lucidità delle coscienze, rende più crudele e straziante la resa dei conti.

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