VISTI PER VOI. “Imperator, Memorie e amori di Adriano” proposto al Teatro dell’Accademia di Tuoro con un tris di straordinari artisti

L’eterna questione del potere e della sua sostanziale vacuità, l’amore eterno per Antinoo, vengono declinati con approccio problematico dell’avventura esistenziale

“Imperator. Memorie e amori di Adriano” proposto al Teatro dell’Accademia di Tuoro con un tris di straordinari artisti. Nel ruolo del principe filosofo, Stefano De Majo (che lo ha scritto, animato e diretto) offre un’interpretazione superba. “Ho letto il capolavoro della Yourcenar al liceo e confesso che non lo avevo capito. Mi ci è voluta la maturità di uomo e di artista per comprenderne a fondo la profondità del pensiero e condividere il percorso esistenziale di questa tormentata personalità”, ci dice al termine dello spettacolo.

L’eterna questione del potere e della sua sostanziale vacuità, l’amore eterno per Antinoo, vengono declinati con approccio problematico dell’avventura esistenziale. “Antinoo era greco, ma l’Asia aveva prodotto sul suo sangue un po’ acre l’effetto della goccia di miele che rende torbido e aromatico un vino puro”, scrive Marguerite Yourcenar. E l’innamoramento, con la disperazione che segue al suicidio, perseguiteranno Adriano fino ai suoi ultimi giorni.

Ad affiancare De Majo con la seduzione del canto, la nostra (tutta umbra) Francesca Bruni, reduce da una fortunata tournée in Cina. La Bruni conferisce allo spettacolo il valore aggiunto di una voce strepitosa, tanto nel classico che nel contemporaneo, oltre a una presenza drammaturgica di grande intensità.

Il terzo asso è rappresentato dal polistrumentista e cantante Fabrizio Longaroni, capace di passare con disinvoltura dalla tastiera alla tromba, con una spiazzante spigliatezza. Ottimo negli assoli, ma nondimeno quando duetta con Francesca che – abituata a performance di assiduo tirocinio – commenta col cronista: “Ci siamo praticamente conosciuti in scena, ma abbiano trovato un feeling immediato e unico”.

Lo spettacolo è intenso e divertente, specie per la fluidità e la complessità degli elementi costitutivi. Il pubblico risponde con generalizzato apprezzamento. Non c’è dubbio che la scelta di Gianfranco Zampetti, di inserirlo nel teatro torreggiano, sia risultata vincente. Mi permetto di segnalarlo anche al direttore dello Stabile Nino Marino, nella consapevolezza che un lavoro di tal fatta non sfigurerebbe nel circuito regionale, sia nei piccoli teatri che nei maggiori.

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