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RUBRICA Il teatro visto per voi: Mariella Chiarini in “Eleonora, ultima notte a Pittsburg”

Palazzo Degli Oddi: la prima volta del teatro. Questo dice in premessa Laura Zazzerini, curatrice scientifica della meritoria Fondazione perugina. L’onore di aprire l’ingresso della Fondazione Marini Clarelli Santi nel mondo di Melpomene tocca a Mariella Chiarini, inventrice – insieme al “complice” Franco Bicini – del cabaret “alla perugina”. Ma per l’occasione Mariella ha proposto un versante meno noto di una ben nota poliedricità attoriale, interpretando, da par suo, il monologo drammatico “Eleonora, ultima notte a Pittsburg”, di Ghigo De Chiara.

Di fronte a un pubblico autoselezionato e molto incuriosito da questa performance, che vedemmo in prima al Piccolo Teatro San Martino di via Pontani, la Chiarini ha dato il meglio di un’esperienza accumulata in anni di appassionato tirocinio sul versante della recitazione. Mariella omaggia, impersonandola, la mitica Eleonora Duse, presentata in una notte febbricitante in quel di Pittsburg, dove si trovava in tournée. La musa di D’Annunzio e di Boito, ormai anziana e malata, fa i conti con la propria esperienza teatrale che l’ha vista calcare i palcoscenici in età adolescenziale, fino ai successi internazionali dell’età giovanile e matura.

E traccia un bilancio esistenziale, marcato da sofferenza e solitudine. Era il 21 aprile 1924, lunedì di Pasqua, quando la divina cessava di vivere in Pensylvania, dove si trovava in tournée. Sulla sua tomba avrebbe voluto si scrivesse: “Qui giace una donna che ha tanto sofferto di essere primadonna”. Ma si trattava, probabilmente, di un’epigrafe insincera. Poiché la Duse lottò per divenire quello che fu: un’icona del teatro italiano e internazionale. Trionfatrice e vittima di un sistema in cui, più che l’essere, trionfa spesso l’apparire.

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