VISTI PER VOI Un Amleto che abbandona le tinte fosche del dramma per vestire i colori dell'affabulazione ironica

Per la rassegna “Smanie di Primavera”, al Morlacchi “Reparto Amleto”, scritto e diretto da Lorenzo Collalti, con quattro interpreti di talento (Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto)

Un Amleto che abbandona le tinte fosche del dramma per vestire i colori dell’affabulazione ironica. Stravolgendo, senza tradirlo, il capolavoro del grande Bardo. Che, almeno in questo caso, si limita a fornire la stoffa con la quale si cuce addosso al principe nevrotico un vestito di taglio attuale.

Per la rassegna “Smanie di Primavera”, al Morlacchi “Reparto Amleto”, scritto e diretto da Lorenzo Collalti, con quattro interpreti di talento (Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto). Un Amleto in sedia a rotelle, un medico, due infermieri sfaticati.

Una pièce col sapore del disturbo psichico trattato alla Usl, ossia con economica cialtroneria.

Hanno avuto l’ardire di portarlo perfino a Londra, dove il pubblico britannico ne ha apprezzato lo spirito caustico e l’humour mediterraneo. Una riscrittura di vaglia.

Il plot racconta di un Amleto stressatissimo per il troppo lavoro sui palcoscenici del mondo, fino alla paradossale decisione di farsi ricoverare. Ma i manicomi esistono ancora? O sono efficace metafora del male di vivere generalizzato nella civitas della “a/normalità”?

Un principe inquieto e irresoluto, fragile preda del meccanismo vorace della medicina la quale, anziché guarire, aggrava. Fra indifferenza e mala sopportazione dei malati che “rompono”.

Medico e infermieri sembrano macchiette, ma riflettono il malessere di un mondo e un modo “patologico” e “patogenetico”, anziché terapeutico.

Una sarabanda di battute esplosive, che strappano il riso, anche se col retrogusto un po’ amaro. Sorretto dall’ovvia constatazione che forse ci riconosciamo nelle nevrosi del principe di Danimarca, vittima di un sistema che genera malessere e alienazione. Tutto il resto è silenzio.

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