VISTI PER VOI, "Autobiografia erotica" al Mengoni: uno spettacolo spiazzante

Quando il teatro supera la semplice dimensione ludica per diventare lezione di vita. Quando estetica ed etica finiscono col sovrapporsi. Ma senza paternalismi o presunzione. Bello.

Quando la coprolalia rifiuta la veste comica per assumere i toni e le dimensioni del dramma. Al Mengoni proposto un testo, tratto dal romanzo di Domenico Starnone: “Autobiografia erotica di Aristide Gambía”, per la regia di Andrea De Rosa. Spettacolo prodotto da Silvio Orlando, molto legato a questo scrittore, tanto che fu già interprete del film “La Scuola” di Luchettti, poi da lui stesso portato anche in palcoscenico. Stavolta Orlando ha concepito (con la complicità di Valeria Scalera e Pier Giorgio Bellocchio) uno spettacolo decisamente spiazzante. Che sembra promettere leggerezza, ma che mantiene una visione fortemente drammatica, e a suo modo etica, dell’avventura esistenziale.

Aristide e Mariella hanno avuto, vent’anni prima,  un occasionale rapporto sessuale. La donna invita l’ex amante a un incontro per verificare quale traccia abbia lasciato quell’avventura nella memoria. E, forse, anche per mettere a confronto i punti di vista maschile e femminile. L’invito è prodotto in modo ammiccante, tanto che l’uomo lo accetta incuriosito ed eccitato dalla situazione.

L’incontro ripercorre le tracce di quell’avventura con un linguaggio sboccato e volutamente sopra le righe. L’uomo vuole immediatamente consumare un nuovo rapporto e poco si cura di allusioni affettive (nel frattempo ha avuto due mogli e diverse avventure ed è disilluso dalla vita sentimentale).

Finché, tra un’espressione scurrile e atteggiamenti sguaiati della donna, si scopre l’amarissima verità: da quell’incontro – che nulla ha  lasciato ad Aristide nella memoria dei sentimenti – è nata una figlia handicappata. Figlia che non si vede mai, ma di cui si avvertono sintagmi e fonemi inarticolati che ne denunciano la condizione.

La svolta disvela i risvolti drammatici di un sesso consumato senza amore, perdendo i connotati di affetto e umanità. Un atteggiamento da cui l’autore, senza patetici moralismi, intende metterci in  guardia.. Superba la prova degli attori: Bellocchio recita un monologo da grande solista; la Scalera riesce ad essere aspra e sensuale, seducente e dura.

Quando il teatro supera la semplice dimensione ludica per diventare lezione di vita. Quando estetica ed etica finiscono col sovrapporsi. Ma senza paternalismi o presunzione. Bello.

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