TEATRO - VISTI PER VOI. "Arizona", al Cucinelli, tocca temi di scottante attualità, dal razzismo al sensus finis

Foto di scena di Marina Alessi

“Arizona”, al Cucinelli (con Laura Marinoni e Fabrizio Falco) un testo che risulta straordinariamente attuale per temi e stilemi. Peccato che il maltempo abbia costretto i bravi interpreti, meritevoli di apprezzamento, a recitare in un teatro semivuoto. Questo il plot. Una coppia tipicamente “americana” vigila contro l’arrivo dei nuovi “invasori” al confine messicano. Sembrano la copia conforme del Presidente e della First Lady: lei poco convinta e compiacente, lui gasato e ignorante.

Una storia più che mai attuale, ma drammaticamente angosciante. Anche perché il collante che lega i due è una stanca convivenza, senza rispetto reciproco, senza amore. Lo dimostra il modo animalesco e violento con cui lui la prende, in una scena che si sarebbe potuta rendere anche in modo meno realistico. Sebbene l’intento della regia fosse proprio quello di indurre al disprezzo verso il personaggio. Lei coltiva il mito di Julie Andrews e intona garbatamente qualche classico (la Marinoni evoca all’Inviato Cittadino una strepitosa “Opera da tre soldi” in cui fu impareggiabile per coerenza e rara seduzione). Lui, Falco, è un uomo da niente, investito del ruolo di militante del progetto “Minute Man”, la milizia civile creata nel 2004 negli Stati Uniti, con il compito di difendere i confini dai “pericolosi” invasori, in cerca di lavoro e benessere. La nevrosi e il malamore dominano i due, persi nel deserto e nella disperata nevrosi delle loro coscienze.

Falco, che è anche regista dello spettacolo, sottolinea la parentela del testo di Carlos Rubio col teatro dell’assurdo di Jonesco. Ma direi anche con quello della crudeltà di Artaud, vedendo il vivere sociale attraverso il dolore di una irrazionale violenza. “Una storia aspra di dipendenza reciproca, di un rapporto coniugale patologico, frutto di una società malata, impaurita e intollerante. Basta guardarsi intorno per accorgersi quanto tutto questo sia vicino a noi”. Queste le parole del regista che riveste la propria lettura di una chiave politica trasparente. Il finale richiama i tanti eventi di omicidio-suicidio. Tante, troppe persone, affette da un angoscioso male di vivere, cercano in una fine violenta la conclusione della loro inadeguatezza.

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